10 FRASI DA “LETTERA A UNA PROFESSORESSA” DI DON MILANI
don milani
27 maggio 2019

Oggi è l’anniversario della nascita di una figura fondamentale del nostro Novecento: Don Lorenzo Milani. Nacque il 27 maggio 1923 a Firenze, e l’esperienza fondamentale della sua vita è stata quella della Scuola di Barbiana, istituita nella canonica della Chiesa di Sant’Andrea. Era la scuola dei bambini poveri, aperta a tutti, innovativa sotto tutti i punti di vista, come innovativa e fuori dagli schemi è stata la personalità di Don Milani, sostenitore dell’obiezione di coscienza, contrario quindi alla leva obbligatoria: per questo venne addirittura processato.

Del suo libro Esperienze pastorali venne proibita la stampa e la diffusione, il divieto durò fino al 2014. La sua scuola, a Barbiana, minuscola e sperduta frazione di montagna nel comune di Vicchio, in Mugello, era fondata sull’idea di democrazia e inclusione. Non selezionava, ma l’impegno era fare arrivare tutti allo stesso traguardo, riservando a ogni allievo un insegnamento personalizzato. La condizione sociale, dunque, non aveva nessun rilievo: l’educazione era per tutti, nessuno escluso.

L’opera che ci ha lasciato, la più famosa, è Lettera a una professoressa, manifesto che ha reso celebre il parroco educatore in tutto il mondo, e famosa la Scuola di Barbiana. La lettera ha lasciato segni profondi nella cultura e nella società. Frutto di una scrittura collettiva sostenuta da un imponente lavoro preparatorio e di cesello linguistico, questo libro-icona rivendica il diritto allo studio di fronte a una realtà scolastica che riproduceva ferocemente le diseguaglianze sociali. E ancora oggi rivolge alla classe docente il suo appassionato appello morale e civile, il rivoluzionario messaggio di un sacerdote convinto che un maestro amante del vero e del giusto può cambiare il mondo.

Ecco 10 frasi fondamentali. 

 

1.
Insegnando imparavo molte cose. Per esempio ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia.

2. 
La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde.

3. 
Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più tempo delle elemosine, ma delle scelte. Contro i classisti che siete voi, contro la fame, l’analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali.

4.
Una scuola che seleziona distrugge la cultura.
Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose.

5.
Il sapere serve solo per darlo.

6.
Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali.

7.
Conoscere i ragazzi dei poveri e amare la politica è tutt’uno.
Non si può amare creature segnate da leggi ingiuste e non volere leggi migliori.

8.
Dopo l’istituzione della scuola media di Vicchio arrivarono a Barbiana anche ragazzi di paese. Tutti bocciati, naturalmente. Consideravano il gioco e le vacanze un diritto, la scuola un sacrificio. Non avevano mai sentito dire che a scuola si va per imparare e che andarci è un privilegio.

9.
Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato tanto a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che “respingete”. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.

10.
Meglio passar da pazzi che essere strumento di razzismo.

 
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