LA PENULTIMA POESIA DI AMELIA ROSSELLI
25 marzo 2019

Era il 28 di marzo del 1930 quando Amelia Rosselli nacque a Parigi.
Figlia di Carlo Rosselli, socialista italiano, mente brillante, fondatore di Giustizia e Libertà, e Marion Cave, combattiva intellettuale inglese, venne alla luce nella primavera parigina, in una famiglia di esuli antifascisti. La sua vita è stata un intreccio di viaggi, talvolta cercati altre volte inevitabili, da Parigi all’Inghilterra, e poi, durante la guerra, negli Stati Uniti, poi Firenze, Londra, Firenze, Roma. È stata segnata da perdite tremende, l’assassinio del padre Carlo, la morte della madre, mai più la stessa dopo la perdita del marito, e ancora quella della nonna, e pure del miglior amico, Rocco Scotellaro.

È stata la più grande poetessa del Novecento italiano, e oggi vogliamo parlarvi di una sua poesia in particolare, la penultima, Impromptu. Rosselli la scrive una mattina del 1979, era da parecchio che non riusciva a scrivere niente, e Impromptu irrompe all’improvviso. Compone il poema di getto, per lei è un “assolo”. Influenzata dalla musica, come tutta l’opera di Amelia, che suonava diversi strumenti e studiava etnomusicologia, è anche tipicamente trilingue.

Potete ascoltare Amelia Rosselli leggere la poesia, e leggerne un estratto qui sotto.

Il borghese non sono io
che tralappio d’un giorno all’
altro coprendomi d’un sudore
tutto concimato, deciso, coinciso
da me, non altri – o se soltanto

d’altri sono il clown faunesco
allora ingiungo l’alt, quella
terribile sera che non vi
fu epidemia ma soltanto un
resto delle mie ossa che
si rifiutavano di seccarsi
al sole.

Non v’è sole che non sia
lumière, (e il francese è
un par terre) quando cangiando
viste, cangiasti forme, anche
nel tuo nostalgico procedere
verso un’impenetrabile morte.

Nel verso impenetravi la
tua notte, di soli e luci
per nulla naturali, quando

l’elettrico ballo non più
compaesano distingueva tra
chi era fermo, e chi non

lo era. Difendo i lavoratori
difendo il loro pane a denti
stretti caccio il cane da

questa mia mansarda piena
d’impenetrabili libri buoni

per una vendemmia che sarà
tutta l’ultima opera vostra

se non mi salvate da queste
strette, stretta la misura
combatte il soldo e non v’è

sole ch’appartenga al popolo!

 
0 commenti