COLLEZIONARE IL MONDO. SUSAN SONTAG SULLA FOTOGRAFIA IN 10 RIFLESSIONI
SUSAN SONTAG
22 gennaio 2019

Per analizzare e fare il punto davanti al moltiplicarsi, allo straripare della fotografia e all’onnipresenza dell’immagine, Susan Sontag, intellettuale fondamentale del Novecento, “una delle persone più curiose e intelligenti che abbia conosciuto in vita mia, di una vitalità intellettuale straordinaria”, così la definì Antonio Tabucchi, ha scritto Sulla fotografia (Einaudi), raccolta di saggi apparsa per la prima volta nel 1977. Comincia con il famoso scritto che parte dal Mito della Caverna di Platone, e prosegue con una serie di meditazioni in prosa sull’argomento, offrendo infine una bibliografia affascinante di ampio raggio.

Si tratta di una brillante e originale analisi dei profondi cambiamenti che la diffusione di immagini ha portato nel nostro modo di guardare il mondo e noi stessi: ogni pagina solleva molte domande importanti ed entusiasmati. Con uno sguardo attento e perspicace, Sontag allarga il discorso sulla fotografia all’intera situazione culturale e politica, individuando una rete di significati nell’evoluzione della fotografia che gettano luce nuova e diversa sul fenomeno e consentono una ricapitolazione stimolante ed esaustiva.

1. Collezionare fotografie è collezionare il mondo.

2. Ogni fotografia è un momento privilegiato.

3. Tutto esiste per finire in una fotografia.

4. Il fotografo saccheggia e insieme conserva, denuncia e insieme consacra.

5. Nessuno ha mai scoperto la bruttezza tramite le fotografie. Ma molti, tramite le fotografie, hanno scoperto la bellezza.

6. Grazie alla macchina fotografica, diventiamo tutti clienti o turisti della realtà.

7. La forza di una fotografia è nel conservare passibili di indagine momenti che il normale fluire del tempo sostituisce immediatamente.

8. La macchina fotografica è uno strumento d’amore e di rivelazione.

9. La macchina fotografica è il mio strumento. Grazie ad essa do una ragione a tutto ciò che mi circonda.

10. Ogni fotografia è un “memento mori”. Fare una fotografia significa partecipare della mortalità, della vulnerabilità e della mutabilità di un’altra persona (o di un’altra cosa). Ed è proprio isolando un determinato momento e congelandolo che tutte le fotografie attestano l’inesorabile azionedissolvente del tempo.