“L’ETÀ FORTE” DI SIMONE DE BEAUVOIR E UNA PICCOLA RIFLESSIONE SULL’AMORE
simone de beauvoir
08 gennaio 2019

C’è un libro utile a scoprire la vita di Simone De Beauvoir, si intitola L’età forte, che si situa tra Memorie d’una ragazza perbene e La forza delle cose, tre memoir che raccontano, dal punto di vista della grande intellettuale, la Storia attraverso la sua particolare esperienza umana.

Nata a Parigi il 9 gennaio 1908, De Beauvoir è considerata una delle più grandi scrittrici del Novecento, capace di contribuire, con opere e con l’esempio, alla riscossa delle donne. Suo infatti è Il secondo sesso (1949), saggio fondamentale per fare il punto sull’idea di donna, storica, psicanalitica, biologica, e aprire la strada per discutere della condizione femminile.

Ma torniamo a L’età forte. Si tratta di un memoir, sì, ma assomiglia anche a un romanzo. È la storia di Simone De Beauvoir adulta, insegnante, a Marsiglia, Rouen, Parigi, è il racconto dei suoi viaggi – tra la Spagna, la Grecia, l’Italia, il Marocco – e dei suoi incontri con i grandi intellettuali francesi, come Paul Nizan, Merleau-Ponty, Albert Camus e Raymond Queneau. Ma è anche la storia di De Beauvoir tra due guerre, quella civile spagnola e la Seconda guerra mondiale. Ed è il racconto del proprio percorso di formazione, della sua assunzione di responsabilità e del suo schierarsi contro lo spirito conservatore. Scrive De Beauvoir: «In questo libro mi sono consentita delle omissioni, mai delle menzogne… Io mi limito ad esporre ciò che è stata la mia vita. Non voglio sostenere nulla, se non che la verità può interessare e servire».

Ma non solo. Perché in questo libro Simone De Beauvoir è anche una donna innamorata e talvolta fragile. Scrive infatti: «quando avevo conosciuto Sartre, avevo creduto di aver raggiunto tutto; accanto a lui non avrei potuto mancare di realizzarmi; adesso mi dicevo che riporre la propria salvezza su qualcuno che non sia noi stessi è il più sicuro mezzo di correre alla propria perdita». E ancora: «… fui portata a rivedere alcuni dei postulati che fino allora avevo dato per scontati; mi confessai ch’era stato un abuso confondere un’altra persona e me stessa sotto l’equivoco di questa parola troppo comoda: noi. C’erano esperienze che ciascuno viveva per conto proprio». Nonostante la professata indipendenza, sempre messa in pratica, nel rapporto amoroso con il suo Jean-Paul Sartre anche le vacilla: «Baravo, quando dicevo: “Facciamo una persona sola”. Tra due individui, l’armonia non esiste mai per definizione, dev’essere conquistata continuamente. Questo ero prontissima ad ammetterlo. Ma c’era un’altra questione più angosciosa: qual era l’essenza di questa conquista?»

Le citazioni vengono dall’edizione Einaudi, traduzione Bruno Fonzi.

 
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