MONDANO, APATICO, COMMERCIALE, TRIVIALE NATALE. UNA POESIA DI T.S. ELIOT
13 dicembre 2018

Era il 1927 quando Richard de la Mare ebbe un’idea per alcune cartoline d’auguri natalizie. Era il direttore della Faber & Gwyer di Londra, e quelle cartoline erano piccoli libretti di poesie illustrati, che inviava ai suoi clienti e vendeva per uno scellino. È la serie Ariel, a cui hanno contribuito i più grandi, Thomas Hardy, D. H. Lawrence, Siegfried Sassoon, Vita Sackville-West, Edith Sitwell e W. B. Yeats, e seguiva uno stile rigoroso: rilegature in cartone, il titolo, il nome dell’autore e dell’illustratore, due fogli interni ripiegati per formare quattro pagine.

T.S. Eliot scrisse sei poesie per questa serie, una è La coltivazione degli alberi di Natale del 1954. Gli alberi di cui parla il poeta sono quegli abeti che compaiono nei salotti in questo periodo, nei negozi e nelle piazze. Aveva sessantasei anni quando scrisse la poesia, la sua voce di poeta è malinconica, come attraversata dalle esperienze di tutta la sua lunga vita. È più sdolcinato il poeta in questi versi, e piuttosto che alle rovine sceglie di rivolgere la propria attenzione ai graziosi pacchetti e alle luci brillanti di Natale.

Vari gli atteggiamenti verso il Natale,
e possiamo alcuni trascurarne:
il mondano, l’apatico e quello commerciale,
il triviale (le bettole aperte tutta la notte),
e il bambinesco – ma non quello del bambino
per cui la candelina è una stella e l’angelo
dorato ad ali tese in cima all’albero
non è ornamento soltanto, ma è un angelo.

Guarda il bambino all’albero di Natale:
fate che in lui continui questo spirito
del Prodigio, evento e non pretesto;
sicché il fulgente rapimento, il fascino
di quando lo scoprì la prima volta,
le sorprese, delizia dei suoi nuovi
possessi (ognuno col suo proprio odore).
l’attesa dell’anatra e del tacchino
e il previsto stupore quando apparvero,

sicché la deferenza e la gaiezza
non dimentichi nell’età adulta
nella grigia abitudine, nel logorio, nel tedio,
nel sapere la morte, nel conoscere
d’esser fallito,
o nella devozione del convertito
che può guastarsi d’una vanità
che spiace a Dio e offende i bambini
(e qui io ricordo pure con dolcezza
Santa Lucia, la sua canzone e la corona di fuoco);

sicché prima della fine, al Natale ottantesimo
(intendendo per tale quello ultimo)
l’emozione degli anni accumulata
nella memoria si raccolga in una
grande gioia che sia grande timore,come nell’occasione [che discese
il timore nell’anima di tutti:
perché il principio ci farà ricordare della fine
e il primo avvento del secondo avvento.

(Trduzione di Giovanni Giudici)

 
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