10 FRASI PER RICORDARE ZYGMUNT BAUMAN
19 novembre 2018

Zygmunt Bauman è una delle voci più illuminanti della contemporaneità. Nato a Poznań, in Polonia, il 19 novembre 1925, è stato sociologo e fine indagatore della nostra società, della sua struttura e dei suoi cambiamenti. Di origine ebraica, ha vissuto come rifugiato in URSS durante l’invasione nazista e, una volta tornato a Varsavia, ha deciso di trasferirsi in Gran Bretagna per insegnare sociologia presso l’Università di Leeds, fino al 1990. Bauman si è occupato sopratutto del rapporto tra modernità e totalitarismo e del passaggio dalla cultura moderna a quella postmoderna. Ha analizzato il caos in cui siamo immersi e il conseguente disorientamento che proviamo e ha formulato il concetto di modernità liquida, tra i più noti, capace di riassumere la condizione del mondo di oggi, che, con la fine delle grandi narrazioni del passato, la crisi dello Stato e lo sgretolamento di ideologie e partiti tradizionali, si ritrova a vivere in un presente senza nome, privo di certezze e di radici solide. 

Ma che cosa ha detto Zygmunt Bauman? Esploriamo il suo pensiero attraverso dieci emblematiche frasi, che dicono molto di noi, di come stiamo al mondo, della nostra postura nel presente.

1. Il successo nella vita di uomini e donne postmoderni dipende dalla velocità con cui riescono a sbarazzarsi di vecchie abitudini piuttosto che da quella con cui ne acquisiscono di nuove. La cosa migliore è non preoccuparsi di costruire modelli; il tipo di abitudine acquisito con l’apprendimento terziario consiste nel fare a meno delle abitudini.

Da La società individualizzata. Come cambia la nostra esperienza (il Mulino)

2. La guerra moderna alle paure umane, sia essa rivolta contro i disastri di origine naturale o artificiale, sembra avere come esito la redistribuzione sociale delle paure, anziché la loro riduzione quantitativa.

Da Paura liquida (Editori Laterza)

3. L’amore consiste nella sopravvivenza dell’io attraverso l’alterità dell’io. E dunque amore significa prepotente desiderio di proteggere, nutrire, riparare, coccolare, accudire, oppure difendere gelosamente. Insomma, anche l’amore, come il desiderio, è una minaccia per il proprio oggetto. Il desiderio distrugge il proprio oggetto, distruggendo nel processo se stesso; la rete protettiva che l’amore tesse amorevolemente intorno al proprio oggetto amato schiavizza l’oggetto stesso.

Da Amore liquido (Editori Laterza)

4. Tutti i punti di riferimento che davano solidità al mondo e favorivano la logica nella selezione delle strategie di vita (i posti di lavoro, le capacità, i legami personali, i modelli di convenienza e decoro, i concetti di salute e malattia, i valori che si pensava andassero coltivati e i modi collaudati per farlo), tutti questi e molti altri punti di riferimento un tempo stabili sembrano in piena trasformazione. Si ha la sensazione che vengano giocati molti giochi contemporaneamente, e che durante il gioco cambino le regole di ciascuno.

Da Modernità liquida (Editori Laterza)

5. La generazione meglio equipaggiata tecnologicamente di tutta la storia umana è anche la generazione afflitta come nessun’altra da sensazioni di insicurezza e di impotenza.

Da Paura liquida (Editori Laterza)

6. L’uniformità nutre il conformismo, e l’altra faccia del conformismo è l’intolleranza.

Da Dentro la globalizzazione (Editori Laterza)

7. L’incertezza è l’habitat naturale della vita umana, sebbene la speranza di sfuggire ad essa sia il motore delle attività umane. Sfuggire all’incertezza è un ingrediente fondamentale, o almeno il tacito presupposto, di qualsiasi immagine composita della felicità. È per questo che una felicità “autentica, adeguata e totale” sembra rimanere costantemente a una certa distanza da noi: come un orizzonte che, come tutti gli orizzonti, si allontana ogni volta che cerchiamo di avvicinarci a esso.

Da L’arte della vita (Editori Laterza)

8. L’attenzione verso il corpo si è trasformata in una preoccupazione assoluta e nel più ambito passatempo della nostra epoca.

Da La società dell’incertezza (il Mulino)

9. Se tra i nostri antenati filosofi, poeti e predicatori si ponevano la questione se si lavorasse per vivere o si vivesse per lavorare, il dilemma che più spesso si sente rimuginare oggi è se si abbia bisogno di consumare per vivere o se si viva per consumare. Qualora si sia ancora capaci di separare il vivere e il consumare, e se ne senta la necessità.

Da Dentro la globalizzazione (Editori Laterza)

10. I tipi di competenze richiesti per praticare occupazioni flessibili, nel complesso, non comportano un apprendimento sistematico e a lungo termine; più frequentemente, essi trasformano in svantaggio un corpo logicamente coerente e ben conformato di capacità e abitudini acquisite, che un tempo costituiva una risorsa.

Da La società individualizzata. Come cambia la nostra esperienza (il Mulino)

 
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