LA FELICITÀ SECONDO JOSÉ SARAMAGO
SARAMAGO
15 novembre 2018

Poeta, romanziere e giornalista, José Saramago è stato il solo scrittore di lingua portoghese a ricevere il Premio Nobel per la Letteratura. Oggi ricorre l’anniversario della sua nascita, 16 novembre 1922, da una famiglia contadina di Azinhaga. Da ragazzo si trasferì presto a Lisbona, abbandonò la scuola per occuparsi della famiglia, e dopo lavori precari di ogni tipo, come il meccanico e l’impiegato, trovò un impiego stabile come direttore di produzione nell’editoria. Il suo primo libro, di scarso successo, si intitola Terra do pecado, ed è stato pubblicato nel 1947. Dopo questo, trascorsero ben 30 anni di silenzio, uscì Manuale di pittura e calligrafia, che da il via alla sua carriera letteraria, riconosciuta con la pubblicazione di L’anno della morte di Ricardo Reis del 1984. Ateo, fu al centro di una polemica con il governo portoghese che rifiutò di presentare il suo meraviglioso Vangelo secondo Gesù Cristo al Premio Letterario Europeo, così abbandonò il paese e si stabilì a Lanzarote.

Proprio a Lanzarote, venne intervistato da Juan Arias, scrittore anch’egli e giornalista, corrispondente dall’Italia di Pueblo e El País in una lunga intervista pubblicata con il titolo di José Saramago. L’amore possibile. Da questa abbiamo attinto per raccontarvi che cosa significhi, per lo scrittore di Cecità, la felicità.

Mi lascia indifferente il concetto di felicità, ritengo più importanti serenità e armonia. Il concetto di felicità presuppone che uno sia contentissimo, che se ne vada in giro ridendo, abbracciando tutti, dicendo sono felice, che meraviglia. È chiaro che anche un mal di denti gli toglierà la gioia e, quindi, la felicità. Penso che la serenità sia una cosa diversa. La serenità ha molto dell’accettazione, ma include anche un certo autoriconoscimento dei propri limiti. Vivere in armonia non significa non avere conflitti, ma poter convivere con gli stessi serenamente. Non voglio elevarmi per esempio, ma io vivo in armonia con l’ambiente.

 

 
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