LIBRI PER L’ESTATE! CINQUE CONSIGLI PER VOI
02 luglio 2018

Gail Honeyman, Eleanor Oliphant sta benissimo (Garzanti)
Si tratta di un esordio unico, che secondo la stampa internazionale rimarrà negli annali della letteratura, storia di resilienza, forza, dolore e speranza. Comincia così: «Mi chiamo Eleanor Oliphant e sto bene, anzi: sto benissimo. Non bado agli altri. So che spesso mi fissano, sussurrano, girano la testa quando passo. Forse è perché io dico sempre quello che penso. Ma io sorrido. Ho quasi trent’anni e da nove lavoro nello stesso ufficio. In pausa pranzo faccio le parole crociate. Poi torno a casa e mi prendo cura di Polly, la mia piantina: lei ha bisogno di me, e io non ho bisogno di nient’altro. Perché da sola sto bene».

Orso Tosco, Aspettando i naufraghi (minimum fax)
Con uno stile potente e attraverso continui sconfinamenti nel fantastico, Orso Tosco riesce a darci una rappresentazione quanto mai reale delle motivazioni segrete che ci spingono a vivere, fino all’ultimo respiro. Comincia così: «Due persone distese sul letto, nel buio leggero di una stanza con le  nestre aperte e le persiane socchiuse. I loro corpi nudi sono illuminati dal bagliore freddo delle sigarette elettroniche. Ogni boccata, una piccola luce blu che rischiara i visi (lui ha le labbra carnose, lei una frangetta nera), il seno, bagnato e morbido, il movimento ritmico del respiro che si allontana dall’orgasmo. Oppure una spalla, quella dell’uomo, su cui l’amante ha traccia- to una linea rossastra con i denti o forse con le unghie».

Sandra Petrignani, La corsara (Neri Pozza)
Dalla nascita palermitana alla formazione torinese, fino al definitivo trasferimento a Roma, Sandra Petrignani ripercorre la vita di una grande protagonista del panorama culturale italiano. Ne segue le tracce visitando le case che abitò, da  quella siciliana di nascita alla torinese di via Pallamaglio – la casa di Lessico famigliare – all’appartamento dell’esilio a quello romano in Campo Marzio, di fronte alle finestre di Italo Calvino. Una citazione: «Siccome il mondo è impazzito, e lo sappiamo da molti segni, i doni di fama e fortuna che esso usa prodigare sono, per l’appunto, frutto del caso. Inutile cercare di giudicarli, inutile cercare di indagarne le ragioni e le strade, inutile forse anche  stupirsene, lo sforzo di ognuno deve essere quello di giudicare ciascuna cosa, opera o persona, isolandola dal giudizio degli altri».

Le notti chiare erano tutte un’alba
Antologia dei poeti italiani nella Prima Guerra Mondiale (Bompiani)
La nuova edizione di questa ampia antologia curata da Andrea Cortellessa prende il titolo da un verso di Eugenio Montale e ci offre più di centotrenta poesie di sessantasette autori, dai grandi caposaldi del Novecento (Ungaretti, Saba, Gadda, Rebora, Sbarbaro, D’Annunzio, Marinetti, Gozzano, Campana e Zanzotto) ad altri più o meno noti, tutti coinvolti nel primo conflitto mondiale. Un’occasione per riflettere su cosa ci insegna la letteratura, di guerra e non solo, a distanza di un secolo esatto e un modo per esplorare attraverso parole e versi un’esperienza che l’umanità ha vissuto come ”fine di un mondo”: la distruzione dei valori, degli assetti politici e sociali tradizionali, l’immane tragedia di una carneficina europea. Al tempo stesso emerge con chiarezza come siano stati i poeti i primi a scorgervi una visione o pre-visione del mondo nuovo che da quelle ceneri sarebbe sorto.

Andrea Tarabbia, Il peso del legno (NNE)
Prima c’è Simone di Cirene, che torna dai campi e viene fermato da un centurione per aiutare Gesù a portare la croce sul Golgotha. Non sappiamo cosa abbia pensato, né cosa gli sia successo dopo, ma solo che quell’azione involontaria ha avuto terribili conseguenze sui suoi figli. Poi c’è Gesta, che cerca di essere salvato da Gesù e, invece, si ritrova con la sua croce sulla stessa via Dolorosa che porta alla morte. In mezzo ci sono Lazzaro, Giuda, Pilato, e tutti gli scrittori – da Borges a Simone Weil, da Camus a Elias Canetti – che si sono interrogati su quel racconto, cercando il senso della croce in parole come colpa, fede, giustizia e amore. Tra tutti loro c’è anche Andrea Tarabbia, che raccoglie queste domande per tuffarle nel nostro presente.

 

 
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