I LIBRI SONO ETERNI E MAGICI. PAROLA A HERMANN HESSE
01 luglio 2018

Il mio credo è un’opera di Hermann Hesse, pubblicata nel 1957.
Si tratta di una riflessione personale sulle religioni, che comincia con il rifiuto del paterno protestantesimo e sviluppa un’idea di fede che mette al centro l’individuo, l’uomo e le sue leggi, per andar oltre dogmi, ricette e mode. Comincia così:

La fede che intendo io non si può facilmente tradurre in parole. Si potrebbe all′incirca definirla cosi: credo che nonostante la palese assurdità, la vita abbia nondimeno un senso; io mi rassegno a non poter comprendere questo senso supremo con l′intelletto, ma sono pronto a servirlo, dovessi anche per questo sacrificare me stesso. Percepisco dentro di me la voce di questo senso nei momenti in cui sono realmente vivo e perfettamente sveglio. Ciò che la vita da me richiede in quei momenti voglio cercare di realizzarlo, anche se è cosa che va contro le mode e le leggi consuete. Questa fede non si può impartire per comando, né alcuno vi può costringere se stesso: è dato solo viverla.

L’autore di Siddhartha in Il mio credo – concepito per rendere più acuta la coscienza e la forza spirituale dell’uomo – riflette soprattutto sulla lettura e sui libri. Hesse scrive che il mondo dei libri è il mondo più grande. Senza la parola e senza la scrittura la storia dell’uomo non esisterebbe, come non esisterebbe il concetto stesso di umanità. Se qualcuno volesse racchiudere la storia dello spirito umano in una stanza singola, potrebbe farlo solo se in quella stanza ci fosse una vasta libreria.

Quindi la parola scritta e racchiusa in un libro è segno dell’umanità.
E come ha origine questo modo di lasciare il segno?

La parola per tutti i popoli, in origine, è santa ed è magica. Scrivere era all’inizio un’operazione magica, la conquista della natura attraverso lo spirito e così il dono della scrittura è da sempre considerato di provenienza divina. E l’esperienza della lettura, arte segreta riservata ai sacerdoti e ai ministri del culto.

E adesso? Il mondo delle lettere è aperto a tutti, non più esclusivo, non più appannaggio di una cerchia ristretta di eletti. Sembra quasi che leggere e scrivere sia un esercizio naturale e semplice come respirare: Solo apparentemente la scrittura e i libri sono stati spogliati della loro speciale dignità, del loro incantesimo e magia. Dal punto di vista liberale e democratico questo processo è ovvio, ma al contempo, il pericolo è la svalutazione di lettura e scrittura con conseguente volgarizzazione dello spirito umano.

Leggere è scontato?
Il libro non è più speciale e pieno di magia, quindi è destinato a scomparire?

Hermann Hesse ci offre in Il mio credo un punto di vista ottimista: Non dobbiamo temere la futura morte del libro, dice.  Le nuove forme di media non sono una minaccia perché il libro occupa un posto speciale. E proprio perché il bisogno di intrattenimento verrà soddisfatto da altre invenzioni, così il libro acquisterà ancor più dignità e autorità. Infatti, dice Hesse, anche il più ebbro di progresso dovrà riconoscere che i libri hanno una funzione eterna e che la scrittura è l’unico mezzo attraverso il quale l’umanità potrà continuare ad avere una storia e una coscienza.

 
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