QUELLA VOLTA CHE UN EDITORE RIFIUTÒ GEORGE ORWELL
orwell
22 giugno 2018

Molti romanzi diventati celebri (anche best seller) sono stati rifiutati dalle case editrici. Qualche esempio? Cent’anni di solitudine di García Márquez. Sherlock Holmes. L’Ulisse di Joyce è stato respinto dalla Hogarth Press perché di una noia mortale. Qui la lettera in cui Bukowski ringrazia John Martin della Sparrow Press editore, che – dopo una miriade di no – gli offrì addirittura un vitalizio, a patto che mollasse l’impiego alle poste per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Ma anche il celebre George Orwell, autore di 1984, nato il 13 giugno 1903, ha subito un cocente rifiuto, al suo romanzo La fattoria degli animali, del 1945. La casa editrice non condivise il punto di vista dello scrittore, e rispedì il libro al mittente con cortesia. Il motivo? La posizione critica nei confronti dell’Unione Sovietica: la Seconda Guerra Mondiale era ancora in corso e il sistema di alleanze molto delicato. Faber & Faber respinse il romanzo che venne di seguito pubblicato dalla Secker & Warburg.

«Concordiamo che sia un notevole scritto, che la favola è trattata con grande abilità e che la narrazione di per sé mantiene vivo l’interesse: qualcosa che pochi autori sono riusciti a raggiungere, da Gulliver in poi. Tuttavia, non siamo convinti che questo sia il giusto punto di vista da cui criticare l’attuale situazione politica. I suoi maiali sono molto più intelligenti degli altri animali, e perciò sono i più qualificati per gestire la fattoria – in realtà, non ci sarebbe potuta essere alcuna Fattoria degli Animali senza di loro: quindi, qualcuno potrebbe sostenere che serva non più comunismo ma più maiali dotati di più senso civico. Sono molto dispiaciuto, perché chiunque pubblichi questo romanzo avrà naturalmente l’opportunità di pubblicare i suoi lavori futuri: e ho molta considerazione per i suoi lavori, perché lei è un esempio di scrittura di fondamentale integrità».

 
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