PENSIERI IMMAGINATI DI SCRITTORI IN VIAGGIO
19 giugno 2018

Mi metto in viaggio sapendo che l’immaginazione ha già fatto di meglio. Mi metto in viaggio con i miei quaderni, penne e inchiostro, anche se vorrei scrivere non con le dita ma con la mente, non con l’occhio ma con il pensiero, per svelare cosa c’è dietro l’apparenza. Le parole spesso sono così inadeguate. C’è l’Italia da attraversare per raggiungere Patrasso, per arrivare in Grecia e ai i sogni fatti sui banchi di scuola. La delusione la temo, temo che non sia rimasto granché di quello che ho studiato, solo le macerie. Capirò che sono arrivata troppo tardi.

Virginia Woolf in partenza per la Grecia, 1906.
I suoi Diari di Viaggio sono pubblicati da Mattioli 1885.


Non me ne andrò mai da Los Angeles. Questa città non è il luogo per reinventarsi, è dove uno diventa se stesso. Realmente. Qui nessuno te lo chiede che università hai frequentato, le persone che incontri non si interessano a te perché vogliono diventare tuoi amici, ma solo perché potresti presentargli qualcuno. La mia infanzia al sud della California è stata fantastica: c’era la spiaggia, i centri commerciali, le decappottabili. Sì, i miei hanno divorziato e ho cominciato a soffrire di depressione, e poi mi sono allontanato da tutto quanto perché non facevo altro che scrivere. Cadaveri abbandonati tra i cassonetti dell’immondizia, coyote che ululano, il deserto che arriva dentro la città con quei cactus che abbelliscono le aiule stradali. La sabbia. Mi sento solo.

Bret Easton Ellis
Tutti i suoi romanzi, tranne uno, sono ambientati a Los Angeles.


Ho viaggiato in una città dove tutto prende parola. Le piante dell’ufficio, gli animali domestici, ma anche il computer parla. Parla la potrona dell’ufficio del presidente. Parla una porta, parla un quadro, parla la borsa di pelle. Sono entrato in mondo grottesco, me lo sono inventato io ma c’era già. Ho camminato in una città immaginaria che si chiama Bovino. E intorno a me c’erano i vecchi bovinesi, a cui casca la pelle dalla faccia. E poi il calcolatore si è messo a parlare con la Luna. Non si conoscevano, ma entrambi avevano sentito parlare l’uno dell’altra.

Paolo Volponi, autore di Le Mosche del capitale