NON CE L’HO CON LA PRIMAVERA. UNA POESIA DI WISLAWA SZYMBORSKA
Wisława Szymborska
29 maggio 2018

Ha vinto il Premio Nobel per la letteratura nel 1996, «per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d’umana realtà», è Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012) poetessa tradotta e lette in decine di lingue nel mondo.

Oggi vi proponiamo in lettura questa poesia, componimento sobrio e delicatissimo ma attraversato dalla disperazione. Si tratta di Addio a una vista, scritto dopo la morte dell’uomo con il quale Szymborska condivise ventitré anni della sua vita, lo scrittore Kornel Filipowicz. 

Appartiene alla raccolta La fine e l’inizio del 1993. Scrivere le poesie per Kornel è stata un’attività presto faticosa e triste, perché i due si amavano moltissimo, non vivevano insieme per non darsi fastidio ma spesso giocavano a Scarabeo, andavano a pesca, raccoglievano funghi, e la loro storia potete trovarla in Cianfrusaglie del passato. La vita Wisława Szymborska (Adelphi) insieme a tante, tantissime notizie sulla poetessa, sul suo ambiente familiare, sulle letture e i giochi e le paure dell’infanzia, sulla vita nel «kolchoz dei letterati» di Cracovia, la giovanile adesione all’idea comunista e la rapida disillusione.

Non ce l’ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.

Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.

Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.

Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta – come se tu vivessi ancora –
bella come era.

Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.

Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
su un tronco rovesciato di betulla.

Rispetto il loro diritto
a sussurrare, a ridere
e a tacere felici.

Suppongo perfino
che li unisca l’amore
e che lui la stringa
con il suo braccio vivo.

Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.

Non esigo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.

Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro,
ora nere.

Una cosa soltanto non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza –
ci rinuncio.

Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

 
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