LIBRI DA MANGIARE. 5 FAMOSI PIATTI LETTERARI
fictitious dishes
16 maggio 2018

Mangiare è un’attività quotidiana, ma secondo il grande scrittore Alexandre Dumas, può essere compiuta in modo degno solo se il pasto è accompagnato da una conversazione serena e intelligente. E mangiare è un’attività che anche i personaggi dei romanzi compiono spesso, parlando in modo brillante oppure no, talvolta solitari oppure in compagnia, gli amici che incontriamo nei libri si mettono intorno al tavolo. Ecco a voi un menù degustazione con 5 fondamentali piatti letterari, per festeggiare l’arrivo in città di una rassegna che unisce il cibo e la cultura e indaga questo legame con centinaia di eventi, si chiama Bocuse d’Or Europe OFF 2018.

1. Gita al faro | Virginia Woolf
La grande scrittrice inglese una volta scrisse: Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non si ha mangiato bene. E nel suo romanzo, datato 1927, ha messo in scena una cena, il cui piatto fondamentale è il Boeuf en Daube,  stufato francese che il cuoco della signora Ramsay ha passato giorni a preparare. È un trionfo, riuscito benissimo, la carne è tenera e i sapori perfettamente bilanciati. Viene assaporato in un momento in cui la famiglia è preda di dissidi, discordie che sommessamente si mescolano al pasto, mirabilmente descritti da Virginia Woolf con la sua capacità sublime di descrivere i pensieri dei propri personaggi.

virginia woolf


2. Dalla parte di Swann | Marcel Proust
Non solo madeleine!
Quando si pensa a Proust, il dolcetto immerso nel tè di tiglio che fa scaturire inaspettati ricordi, è il primo cibo che viene in mente, ma lo scrittore francese ha descritto anche un’altra pietanza. Significativo è infatti un pasto preparato dal cuoco di famiglia, una cena fatta di asparagi e piselli, tutti raccolti in modo ordinato nei piatti. Ma la portata principale è un pollo, e il narratore è spaventato e inorridito dalla crudeltà che si nasconde dietro i piaceri della tavola: il pollo fino a poco prima scorrazzava in giardino e ora troneggia sul tavolo.

Dalla parte di Swann | Marcel Proust

3. Harry Potter | J.K Rowling
La mitica inventrice del maghetto più famoso del mondo è bravissima a descrivere i cibi che vengono consumati nella scuola di Hogwarts, quelli delle feste, oppure quelli che si trovano nei negozi, dolci di tutti i tipi e spesso magici, oppure quelli fatti in casa dalla famiglia Weasley. Ma la Butterbeer ci colpisce più di tutti: sa di caramella al burro ed è la bevanda perfetta per coccolarsi, leggermente alcolica, va servita fredda in bottiglia e bollente nel boccale. Fa tanta schiuma e a Hogsmeade si trova al The Three Broomsticks e al The Hog’s Head.

Butterbeer


4. I Buddenbrook. Decadenza di una famiglia | Thomas Mann
Genio letterario per eccellenza, Mann ci descrive i componenti della famiglia che dà il titolo al romanzo proprio attraverso una cenaTutti i miei complimenti, ripeto, Buddenbrook!» la voce poderosa del signor Köppen soverchiò la conversazione generale, quando la cameriera con le nude braccia rosse, il pesante abito a righe, la cuffietta bianca sulla nuca, aiutata dalla signora Jungmann e dalla cameriera della moglie del console, ebbe servito la bollente zuppa di erbaggi con il pane abbrustolito e cautamente si cominciarono a usare i cucchiai. […] I piatti furono cambiati di nuovo. Comparve un enorme prosciutto dalla crosta impanata, rosso mattone, affumicato e cotto, con salsa di scalogno bruna e aspretta e con una tale quantità di legumi che da un solo piatto tutti si sarebbero potuti saziare. Lebrecht Kröger si assunse la funzione dello scalco. I gomiti leggermente rialzati, i lunghi indici distesi sul dorso del coltello e della forchetta, tagliò con precauzione le fette sugose. Fu servito anche il capolavoro della moglie del console, la “terrina russa”, una composta di varia frutta conservata sotto spirito e piccante. (traduzione Furio Jesi e Silvana Speciale Scalia, Einaudi)

I Buddenbrook


5. Le golose | Guido Gozzano

Nel 1907 il poeta scrive un componimento meraviglioso in cui descrive nei versi le signore più eleganti che si deliziano con un dolce in pasticceria. È il suo modo di raccontare i vezzi della borghesia, le buone maniere, i vizi, le debolezze che poso si addicono al rango delle protagoniste.

Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.

Signore e signorine –
le dita senza guanto –
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine! […]

C’è quella che s’informa
pensosa della scelta;
quella che toglie svelta,
né cura tinta e forma.

L’una, pur mentre inghiotte,
già pensa al dopo, al poi;
e domina i vassoi
con le pupille ghiotte.

un’altra – il dolce crebbe –
muove le disperate
bianchissime al giulebbe
dita confetturate!

Un’altra, con bell’arte,
sugge la punta estrema:
invano! ché la crema
esce dall’altra parte! *

* (G. Gozzano, Le golose, in Poesie sparse, Einaudi, Torino 1977)

Le golose | Guido Gozzano

>>> L’immagine di copertina viene da FICTITIOUS DISHES, vi raccontiamo tutto qui.