LA PRIMA POESIA DI MAGGIO
giorgio caproni
01 maggio 2018

Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all’odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall’osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di maggio! E come alle folate
calde dall’erba risollevi i prati
ilari di chiarore, alle briose
tue arie, sopra i volti illuminati
a nuovo, una speranza di grandiose
notti più umane scalda i delicati
occhi, ed il sangue, alle giovani spose.


È Sera di maggio a Livorno di un giovane Giorgio Caproni, sonetto pubblicato nel 1939 in Finzioni, quando il poeta aveva 26 anni. Racconta di un ragazzo intenerito dalle sere che diventano lunghe e dolci, giuste per gli amici e per gli innamorati, dal fieno e dai canti, dal colore del cielo. Anche i visi della gente risentono del cambiamento, l’inverno è scomparso e i pensieri sono più lievi. Il poeta, nato a Livorno nel 1912, è stato anche fine traduttore (Apollinaire, Proust, Céline, Cendrars). A 12 anni lasciò la sua città per studiare a Genova. Dopo la guerra, dove ha militato nella Resistenza, è stato maestro elementare. Ha abitato a Roma tutta la vita.