LE LETTERE DI SAMUEL BECKETT
samuel beckett
12 aprile 2018

Tra i libri belli, c’è n’è uno che lo è in modo particolare. Si tratta del primo volume delle lettere di Samuel Beckett, pubblicato da Adelphi, tradotte da Massimo Bocchiola e Leonardo Marcello Pignataro. Leggerlo è un modo per addentrarsi nei pensieri del grande autore irlandese, che tra i suoi lettori ha chi lo adora completamente, contiene i pensieri impensieriti di dieci anni complicati, dal 1929 al 1940. Riservato e silenzioso, il Beckett delle lettere si rivela così al lettore in modo inedito. Avere accesso al suo vissuto raccontato dallo scrittore stesso, è quasi come poter dialogare con una delle icone letterarie più importanti e incisive di sempre.

Le missive traboccano di informazioni che riguardano un po’ tutto: il primo datore di lavoro, i tormenti della sua psiche, la povertà a cui era costretto a vivere, i rifiuti editoriali accumulati nel tempo. E poi i viaggi, anche nella Germania di Hitler. «Sai, non riesco più a scrivere, la più semplice frase diventa una tortura» si dispera in una lettera, e poi dorme malissimo, e scrive anche: «Quanto è difficile raggiungere un compromesso tollerabile fra lavoro e vita»: si riferisce alla stesura di Murphy, il romanzo che uscirà nel 1938 dopo innumerevoli no da parte degli editori.

Sono anni di spostamenti, da Parigi a Dublino, vorrebbe andare a Londra, torna a Parigi, e sono anni di lutti, muore suo padre, e di incontri (come Suzanne Descheveaux-Dusmenil, andranno a vivere insieme e lei diventerà sua moglie). E arriva la guerra. Beckett parte, si offre come traduttore per i resistenti, ma è troppo pericoloso, e si trasferisce in campagna con Suzanne. È un susseguirsi di avvenimenti che lo vedono raccontarsi prima come studioso, poi giovane inquieto e talentuoso alla ricerca di se stesso, e poi diventerà scrittore. Tra i fatti più tremendi, il rapporto con la madre: «Sono quello che ha fatto di me col suo amore selvaggio», scrive, scrive anche che non vuole più vederla.

Per saperne di più, non vi resta che leggerlo.

 
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