COME INZIA UN ROMANZO BELLISSIMO
09 aprile 2018

Gabriel Tallent ha 30 anni e ha esordito con Mio assoluto amore, che il New York Times – ma anche Stephen King – ha definito un capolavoro. È una storia di coraggio e di redenzione, raccontata con una prosa nitida e capace di dare voce a un personaggio femminile riuscitissimo, che ha fatto del romanzo un vero e proprio caso editoriale, l’esordio più importante del 2017. L’incontro con il giovane scrittore è mercoledì 18 aprile, ore 18.30 alla Scuola Holden (piazza Borgo Dora, 49).

Protagonista è una ragazzina di 14 anni, Turtle Alveston, vittima di abusi sessuali da parte del padre. È una sopravvissuta. Dalla morte della madre è cresciuta isolata nei boschi della California settentrionale sotto il controllo dell’unico genitore, violento e carismatico. Quando a scuola incontra Jacob, e se ne innamora, Turtle capisce quanto profondamente sbagliata sia la vita che conduce. E che la fuga è la sua unica possibilità. È una crescita dura, una parabola straordinaria incorniciata in un contesto tanto insolito quanto potente.

Anche Gabriel Tallent aveva, da bambino, più confidenza con i boschi e le foreste che con la scuola. È cresciuto a Mendocino (città diventata famosa perché set di La signora in giallo) con la madre, la scrittrice Elizabeth Tallent, che, dopo il divorzio ha sposato la proprietaria di un negozio di antiquariato. Due mamme, un ambiente fecondo dal punto di vista letterario, tanti romanzi prima di dormire, da Dickens a Conan Doyle, e il giovane Tallent a 12 anni inizia a scrivere. Ha lavorato come cameriere dopo il dipoloma, a Salt Lake City, ha sposato un’infermiera. Nelle giornate libere lavora almeno 14 ore, oppure fa arrampicata. Per scrivere Mio assoluto amoresono serviti otto anni e almeno una dozzina di bozze. Ecco come comincia:

La vecchia casa se ne sta accovacciata sulla sua collina, tutta vernice bianca scrostata, bovindi e contorte balaustre di legno invase di rose rampicanti e quercia velenosa. I tralci delle rose hanno fatto saltare gli assi della facciata, che ora pendono sui cespugli. Il vialetto di ghiaia è cosparso di bossoli incrostati di verderame. Martin Alveston scende dal furgone e, senza voltarsi a guardare Turtle seduta nell’abitacolo, percorre il portico con gli anfibi che rimbombano sulle assi, un omone in camicia di flanella Levi’s. Apre le porte a vetri scorrevoli. Turtle aspetta, ascoltando il ticchettio del motore che si raffredda, poi lo segue.

Traduzione di Alberto Cristofori

 
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