IL BOLLITORE DI LEV TOLSTOJ
02 aprile 2018

Dobbiamo immaginare una casa bianca dal tetto verde quasi giallo, circondata da un giardino e molti, moltissimi alberi. Di questi alberi, la maggior parte sono meli. Dobbiamo immaginarli rigogliosi, proprio dietro alle aiuole dei tulipani. Quella casa si chiama Jàsnaja Poljàna ed è la tenuta dove Lev Tolstoj abitò con sua moglie Sophia e dove scrisse capolavori come Guerra e Pacee Anna Karenina.

Prima di entrare guardiamo meglio, forse riusciamo a vedere persino Sophia raccogliere qualche pigna secca dal prato. Ora apriamo la porta girando il pomello d’ottone, Sophia ci ha raggiunto e ci fa strada. C’è una sala da pranzo austera, con ritratti di famiglia appesi alle pareti. Questa è la casa in cui Lev Tolstoj ha trascorso l’infanzia per poi tornarci dopo il matrimonio. Sul tavolo i piatti bianchi sono decorati di blu e i cucchiaini sono d’argento. Lo scrittore è a capotavola, la barba bianca è così lunga da sfiorare il bordo della tovaglia. Sophia l’ha raggiunto, adesso è in piedi accanto a lui, immaginiamola più giovane, tanto da avere ancora mani di ragazza.

Le pigne che ha raccolto, le tiene nella tasca del grembiule. Sta armeggiando con un oggetto elegante, immaginiamolo di rame opaco, con un beccuccio decorato, nel complesso tondeggiante, dotato di manico e di un piccolo camino in cima. Sta preparando un infuso, che sa di spezie e miele, necessario a Tolstoj per scandire la propria giornata di lavoro. Per ravvivare il fuoco di quell’oggetto, che si chiama sbitennik, usa quelle piccole pigne, che rilasciano come un profumo di resina. Lo sbitennik è l’antenato del semovar, che a sua volta è l’antenato del nostro bollitore.

 

 

 
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