L’ULTIMA LETTERA DI ALDO MORO
15 marzo 2018

Il 16 marzo 1978, poco dopo le 9, in via Mario Fani, un commando delle Brigate rosse blocca l’auto in cui viaggia Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. In meno di due minuti, su oltre novanta colpi di arma da fuoco, più di quaranta vanno a segno, uccidendo i cinque uomini della scorta: Raffele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.

Aldo Moro è trascinato fuori dalla macchina e caricato su un’altra. Alle 10.15, telefonate a organi di stampa di Roma, Milano, Torino e Genova rivendicano: «Questa mattina abbiamo rapito il presidente della Democrazia Cristiana ed eliminato la sua scorta, le “teste di cuoio” di Cossiga», allora ministro dell’Interno. A 40 anni da un rapimento che cambiò le sorti della politica – e non solo – italiana, due appuntamenti per ricordare un giorno fondamentale.

Oggi lo ricordiamo con l’ultima lettera, scritta alla moglie Noretta.

Mia dolcissima Noretta,

dopo un momento di esilissimo ottimismo, dovuto forse ad un mio equivoco circa quel che mi si veniva dicendo, siamo ormai, credo, al momento conclusivo. Non mi pare il caso di discutere della cosa in sé e dell’incredibilità di una sanzione che cade sulla mia mitezza e la mia moderazione. Certo ho sbagliato, a fin di bene, nel definire l’indirizzo della mia vita. Ma ormai non si può cambiare. Resta solo di riconoscere che tu avevi ragione.

Si può solo dire che forse saremmo stati in altro modo puniti, noi e i nostri piccoli. Vorrei restasse ben chiara la piena responsabilità della D.C. con il suo assurdo ed incredibile comportamento. Essa va detto con fermezza così come si deve rifiutare eventuale medaglia che si suole dare in questo caso. E’ poi vero che moltissimi amici (ma non ne so i nomi) o ingannati dall’idea che il parlare mi danneggiasse o preoccupati delle loro personali posizioni, non si sono mossi come avrebbero dovuto.

Cento sole firme raccolte avrebbero costretto a trattare. E questo è tutto per il passato. Per il futuro c’è in questo momento una tenerezza infinita per voi, il ricordo di tutti e di ciascuno, un amore grande carico di ricordi apparentemente insignificanti e in realtà preziosi. Uniti nel mio ricordo vivete insieme. Mi parrà di essere tra voi.

Per carità, vivete in una unica casa, anche Emma se è possibile e fate ricorso ai buoni e cari amici, che ringrazierai tanto, per le vostre esigenze. Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile.

Sono le vie del Signore. Ricordami a tutti i parenti ed amici con immenso affetto ed a te e tutti un caldissimo abbraccio pegno di un amore eterno. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo.

Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo.
Amore mio, sentimi sempre con te e tienmi stretto.

Bacia e carezza Fida, Demi, Luca (tanto tanto Luca) Anna, Mario, il piccolo non nato, Agnese, Giovanni. Sono tanto grato per quello che hanno fatto.

Tutto è inutile, quando non si vuole aprire la porta.

Il Papa ha fatto pochino: forse ne avrà scrupolo*

 

*Tutto sia calmo, Luca no al funerale

 
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