UNA FOTOGRAFIA È UN SEGRETO CHE PARLA DI UN SEGRETO. DIANE ARBUS
diane arbus
13 marzo 2018

Diane Arbus è la fotografa di chi non si vede, di tutti quelli che stanno sul margine, nascosti perché non conformi ai dettami della società, estetici e morali. Prediligeva il bianco e nero per ritrarre gli emarginati, dai nani e giganti, ai transgender, e poi le famiglie suburbane, i bambini al parco, i nudisti, le celebrità colorate del circo. Uno sguardo complesso, quello di Diane Arbus, immaginifico e fantasioso, e – attraverso la sua lente – tutti vengono trasformati, anche i soggetti più neutri, in spettacoli per gli occhi, unici.

Nata il 14 marzo 1923, veniva da una famiglia ebrea di commercianti di pellicce di successo, la Russeks, e ha abitato appartamenti sontuosi nell’Upper East Side a New York, accudita da tate e cameriere, da bambina. La madre era spesso depressa, il padre sempre dedito al lavoro. Non frequentò il college, si sposò. Suo marito si chiamava Allen e fu lui a comprare a Diane Arbus la sua prima macchina fotografica e il loro bagno divenne presto una camera oscura. Dopo il matrimonio, cominciò a frequentare i corsi del famoso fotografo Berenice Abbot e le sue prime fotografie sono per la pubblicità, quelle dei modelli di moda dell’azienda di famiglia, finirono su Vogue, Glamour e Harper’s Bazaar. Lei e il marito, ormai fotografi di moda riconosciuti e di successo, venivano incaricati di sempre nuovi lavori. Ma la sua passione era un’altra, controversa e misteriosa. Ed è quella che l’ha resa celebre ai giorni nostri, la sua consacrazione inizia nel 1972, dopo la sua morte per suicidio nel 1971.

Oggi vi raccontiamo tre scatti: Giovane uomo in casa con bigodini (1966), Ragazzo con un cappello di paglia in attesa di una parata militare (1967), Nano messicano nella sua stanza d’albergo (1970). Qui altre tre!

1. Giovane uomo in casa con bigodini (1966)
Diane Arbus, interessata al genere e all’identità, ritrae questo giovane uomo intento a prepararsi, sul cui volto si intrecciano tratti femminili e maschili. Le unghie sulle mani lunghe sono perfettamente curate, le ciglia arcuate contrastano con il viso più robusto e la mascella. Il suo sguardo è ribelle, e l’immagine indignò il pubblico dell’epoca, al punto che qualcuno arrivò a sputare sulla fotografia esposta al Museum of Modern Art nel 1967.

2. Ragazzo con un cappello di paglia in attesa di una parata militare (1967)
Un giovane ragazzo patriottico, aspetta una l’arrivo dei militari in parata. È un soggetto un poco diverso da quelli abituali di Diane Arbus. Mentre molti americani protestano contro la guerra, lui si è appuntato sulla giacchetta la spilla con scritto God Bless America, è vulnerabile e innocente, eppure retorico, capace di irritare chi lo guarda, oppure di suscitare compassione. 

3. Nano messicano nella sua stanza d’albergo (1970)
Susan Sontag ha dimostrato di non apprezzare questa fotografia di Diane Arbus, non ha trovato né bellezza né maestà nella scelta di questo soggetto, eppure, quando lo si guarda, l’uomo appare rilassato, tranquillo, e per niente a disagio dalla macchina fotografica. È mezzo nudo, coperto solo da un asciugamano, dietro il suo gomito si intravede una bottiglia di liquore sul comodino dove si appoggia. Diane Arbus lo ritrae nella sua stanza da letto, costringendo chi guarda a entrare in intimità con lui. 

 

 

 
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