NON HAI MAI SENTITO IL NOME DI PASOLINI?
04 marzo 2018

Il 5 marzo è tante cose quest’anno, ma per noi è soprattutto l’anniversario della nascita di quel poeta, scrittore, regista, di quell’intellettuale incandescente di nome Pier Paolo Pasolini. E lo ricordiamo riprendendo un libro che vi consigliamo tantissimo di leggere, si intitola Improvviso Novecento (minimum fax) e l’ha scritto Giordano Meacci (l’autore di l Cinghiale che uccise Liberty Valance, finalista del Premio Strega 2016 e lo sceneggiatore di Non essere cattivo, e anche di Principe libero, la serie RAI su Fabrizio De André).

Il titolo viene da una poesia, Il canto popolare, che qui potete ascoltare letto dallo stesso poeta, e racconta il “Pasolini professore“, quello che, nel 1952 è insegnante a Cimpino, guadagna 20.000 lire al mese, lavora tantissimo e può dedicarsi alla letteratura nel tempo libero. Il libro è un diario di viaggio, un reportage, un racconto che attraversa il Novecento, interrogando non solo Pasolini, ma anche Totò, Fellini, e altri, passando per Roma e per il Friuli, e anche l’America. Proprio di America parla l’estratto che abbiamo scelto per voi. Le due voci che leggete sono quella di Fernanda Pivano che intervista Charles Bukowski.

In Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle, la lunga intervista – racconto che Nanda Pivano fece dell’estate del 1980 a Charles Bukowski, alla domanda “Hai mai letto qualche scrittore italiano?”, Bukowski risponde: “Pirandello e Silone”. Una risposta netta, bukowskiana (per l’appunto): “È più o meno tutto: Pirandello e Silone”. In questa piccola divagazione non richiesta, però, ora che siamo distanti mezza pagina dalla casa di Nanda, quello che è significativo è lo scambio di battute che è seguito alla dichiarazione di Bukowski. “Non hai mai sentito il nome di Pasolini?” “No”. “Faceva dei film e scriveva. Era comunista, molto rigoroso. Ideologia. Poi alla fine si era formato una filosofia tutta sua. Che era molto interessante in quel momento di corruzione generale di idee e di costume. Perché lo sai, l’Italia è in un momento di vero disastro. Ed ecco che i fili si intrecciano. Il filo dell’Italia che ha visto morire Pasolini si ingarbuglia con quello americano di un’intervista in casa Bukowski. Un ricordo di Fernanda Pivano si confonde con una voce di una Nanda lontana diciassette anni da quel piccolo fiore di parole gettato a un Bukowski ignaro di Pasolini. Tutto si fa sfumato, i nomi si mescolano. Quel che rimane è solo un altro segno: tra gli innumerevoli nomi del nostro Novecento, Nanda ne scelse uno; uno solo.

Di Pasolini vi abbiamo parlato molte volte: sulla poesia La Guinea, intorno a Le ceneri di Gramsci, Pasolini e il suo viaggio in India, il ricordo a 40 anni dalla morte, e invece qui vi abbiamo racconta di Fernanda Pivano, e qui di Bukowski.

 
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