LA SOLITUDINE SECONDO ANTONIO MACHADO
solitudine
21 febbraio 2018

È uno dei più grandi poeti spagnoli del XX secolo, si chiama Antonio Machado, nato nel Palacio de las Duenas, nella tenuta di campagna della sua famiglia, il 26 luglio 1875 e morto Collioure il 22 febbraio 1939.

Da bambino Machado si trasferì con la sua famiglia a Madrid perché suo padre aveva ottenuto la cattedra di insegnante. Dopo la sua morte improvvisa nel 1893, la famiglia affrontò un periodo di sicurezza finanziaria. Machado e suo fratello Manuel si dedicarono alla scrittura e alla recitazione e frequentavano i  coetanei bohémien, compresi i poeti Ruben Dario e Juan Ramon Jiminez. Nel 1899 i fratelli andarono a Parigi e trovarono lavoro come traduttori, lì Machado conobbe lo scrittore irlandese Oscar Wilde.

Le sue prime poesie sono dell’inizio del 1900, raccolte in Soledades: Poesias, che rivela sua sua inclinazione spirituale. È un poeta del tempo e della memoria, pieno di immagini e simboli, che prima di scendere nell’oscurità dell’anima umana, dell’umano enfatizza la sua natura etica e spirituale. Il suo libro successivo è Campos de Castilla, dove guarda più verso l’esterno, il paesaggio della sua Spagna, le persone che lo abitano, sulla speranza.

Oggi vi suggeriamo la lettura di Solitudine, condizione che il poeta ha molto conosciuto in vita, attraverso vicissitudini personali, come la morte della moglie, e descritto con questi versi e nelle sue reverie. È una dichiarazione d’amore alla solitudine.

 

Solitudine, mia compagna sola,
dea del prodigio, che hai voluto farlo
non richiesta!, di dare la parola
alla mia voce, dimmi: con chi parlo?

Rifuggo ormai la chiassosa brigata
e senza amici solo pena c’è
con te, signora, nel viso velata,
sempre velata se parli con me.

Non muterò per quanto mi rinnovi,
penso; non è l’enigma quel sembiante
che nell’intimo specchio appare nuovo,

altro è il mistero: la tua voce amante.
Discoprimi il tuo volto ch’io li trovi
fissi su me i tuoi occhi di diamante.

 
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