IL GATTO IN NOI DI WILLIAM BURROUGHS
burroughts cat
02 febbraio 2018

William Burroughs, padre della beat generation, è nato il 5 febbraio 1914 a St. Louis, Missouri. Laureato ad Harward, stravagante, omosessuale, sperimentatore di droghe, visionario e stupendo scrittore, ha lavorato prima come operaio, barista, come reporter e detective privato.

Amico di Allen Ginsberg, che lo cita nella sua bellissima lunga poesia America, erudito, sodale di Jack Kerouac, saggio maestro, critico della società. A Città del Messico scrisse Junky, il suo primo libro. È di quel periodo il tragico episodio dell’omicidio involontario della moglie, quando – per imitare Guglielmo Tell – le sparò. Così Burroughs partì, andò in Sud America e poi a Tangeri. Lì lo raggiunsero i suoi compagni beat, Kerouac e Ginsberg, e nel frattempo scrisse Pasto nudo (pubblicato in Italia nel 1964).

william burroughs tangeri

Sua è la paternità del cut-up, montaggio apparentemente casuale di testi, per dar forma a una trama composta di frammenti, digressioni, flash-back. Pasto nudo – diventato successivamente un film di successo firmato da David Cronenberg – gli dona la fama, e anche il culto, che prosegue tutt’oggi. E poi? La sua vita tormentata lo porta a Parigi, dove vive con un altro scrittore, Brian Gysin, e dove scrive altri capolavori. Muore nella sua casa di Lawrence, in Kansas, dopo aver sofferto di un attacco di cuore, nel 1997.

Oggi vi regaliamo un estratto da un libro strano, si intitola Il gatto in noi. È un modo forse laterale per conoscere lo scrittore di La macchina morbida, un modo anche sorprendente. Sì, perché si tratta di un libro molto delicato sul gatto come «compagno psichico». I gatti – di tutti i tipi e colori – sono creature simili a piccoli dei.

Il gatto non offre servigi. Il gatto offre se stesso. Naturalmente vuole cura e un tetto. Non si compra l’amore con niente. Come tutte le creature, pure i gatti sono pratici. Per capire una questione antica bisogna riportarla al presente. Il mio incontro con Ruski e la mia mutazione in uomo-gatto rimettono in scena il rapporto tra i primi gatti domestici e i loro protettori umani.

Si consideri la varietà dei felini selvatici, molti delle dimensioni di un gatto domestico, alcuni notevolmente più grandi, altri decisamente più piccoli, tali da avere in età adulta la taglia di un gattino domestico di tre mesi. Numerosi, in questo lignaggio gattesco, sono quelli che non possono essere addomesticati a nessuna età, tanto sono fieri e selvaggi nel loro spirito felino. Ma con la pazienza e gli incroci… otto etti di gatto senza pelo, sinuoso come una donnola, d’incredibile finezza, con lunghe zampe sottili, denti aguzzi, grandi orecchie,e occhi di un lucente colore ambrato. Non è che unadelle esotiche selezioni che fanno spuntare prezzi sbalorditivi nei negozi di gatti… gatti volanti e plananti… un gatto di un blu elettrico acceso,emanante un leggero odore di ozono… gatti acquatici con zampe palmate (torna in superficie con una grossa trota tra le mandibole)… delicati, sottili agtti di palude dall’ossatura leggera e larghe zampe piatte, possono sfrecciare su sabbie mobili e fango a incredibile velocità… minuscoli gatti lemuri con occhi enormi… un gatto scarlatto-arancione-verde dalla pelle di rettile, lungo collo nerboruto e zanne al veleno – un veleno simile a quello del polpo dall’anello azzurro: fai due passi e cadi a faccia i giù, e un’ora dopo sei morto… gatti moffetta con uno spruzzo mortale che uccide nel giro di secondi come artigli nel cuore… e gatti con artigli velenosi che schizzano il veleno da una grossa ghiandola posta al centro della zamp

E poi ci sono i miei gatti impegnati, in un rito vecchio di migliaia di anni: leccarsi tranquilli dopo il pasto. Animali pratici, preferiscono che siano gli altri a provvedere il cibo… alcuni invece no. Deve esserci stata una scissione precisa tra i gatti che hanno accettato l’addomesticamento e quelli che non l’hanno accettato.

Torniamo pure, con un sospiro di noia, allo stato attuale. Ci saranno via via sempre meno begli animali esotici. Già estinto è il gatto messicano senza pelo. I minuscoli gatti selvatici, pesanti tra il chilo e il chilo e mezzo, che possono essere facilmente addomesticati, si fanno sempre più rari, distamti – melanconici spiriti smarriti, in attesa di una mano umana che non verrà mai, fragili esseri mesti come una barchetta di foglie morte che il bambino spinge nello stagno. O i fosforescenti pipistrelli che spuntano ogni sette anni riempiendo l’aria con impossibili tumulti di profumi… i melodiosi richiami lontanidei gatti pipistrello e dei lemuri plananti… le foreste pluviali del Borneoe del Sudamerica… Stanno scomparendo… e per lasciar posto a cosa?


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