UN AMORE CHE CAMBIA LA VITA. LORD BYRON E TERESA GUICCIOLI
LORD BYRON
22 gennaio 2018

Lord Byron è nato oggi nel 1788 a Londra. Esponente del Romanticismo, insieme a Shelley e Keats, è considerato uno dei più grandi poeti inglesi. La sua famiglia era illustre, la dimora dei Byron era nella contea di Nottingham, e tra i Byron c’era un pazzo, come il quinto Lord Byron, omicida, chiamato Wicked Lord (signore malvagio), e un eccentrico navigatore, chiamato Foulweather Jack, (Jack maltempo). Anche il padre di Byron aveva un soprannome: era Mad Jack, perché la sua vita era dissoluta e licenziosa.

Il poeta nacque al numero 16 di Holles Street. Zoppo dalla nascita, visse nella casa della madre ad Aberdeen, perché il padre aveva accumulato troppi debiti e, forse, si uccise in Francia. La sua giovinezza fu turbinosa. Cominciò a scrivere le sue prime opere, si innamorò, cominciò a detestare i costumi dei ricchi, e si decise per il viaggio. Aveva avuto anche una figlia, nata fuori dal matrimonio.

Lord Byron, dandy, appassionato di avventure, partì per il Grand Tour e nell’ottobre del 1816 era a Milano, dove conobbe Stendhal, a Venezia restò tre anni. Imparò l’italiano, ma anche il veneto e lavorò ai primi due canti del Don Juan. Ma è dell’aprile 1819 che vogliamo parlarvi, quando il poeta conobbe la diciottenne Teresa. Nel frattempo si vantava di aver avuto più di 200 donne, e di aver trasformato la sua casa veneziana in un harem.

Teresa Guiccioli era moglie di un ricco conte sessantenne. La giovane lo portò sulla retta via, come si suol dire, e il poeta smise con la vita dissoluta, senza smettere di volere avventure nuove. Fu un sentimento travolgente che durò poco, ma che cambiò Byron. Lo testimonia una lettera che lui le scrisse, e che vi riportiamo qui.

Mia carissima Teresa, ho letto questo libro nel tuo giardino; amore mio, tu non c’eri, o io non avrei potuto leggerlo. È uno dei tuoi favoriti e lo scrittore era un amico mio. Tu non capirai queste parole inglesi, e altri non le capiranno, ecco la ragione per cui non le ho scarabocchiate in italiano. Ma riconoscerai la calligrafia di colui che ti amò appassionatamente, e capirai che, su un libro che era tuo, poteva solo pensare all’amore. In questa parola, bellissima in tutte le lingue, ma soprattutto nella tua – Amor mio – è compresa la mia esistenza qui e dopo. Io sento che esisto qui, e sento che esisterò dopo, per quale scopo lo deciderai tu; il mio destino riposa con te, e tu sei una donna di diciotto anni, che ha lasciato il convento due anni fa. Desidererei che fossi rimasta lì, con tutto il mio cuore, o, almeno, che non ti avessi incontrata nel tuo stato di donna sposata. Ma per questo è troppo tardi. Io ti amo e tu mi ami o almeno, cosi dici, e agisci come se mi amassi, il che comunque è una grande consolazione. Ma io ancor più ti amo e non posso cessare di amarti. Pensa a me qualche volta, quando le Alpi e l’oceano ci divideranno, ma non sarà cosi a meno che tu non voglia. 

 

 

 

 

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