LA VITA È DIFFICILE, MA NON È GRAVE. IL DIARIO DI ETTY HILLESUM
etty hillesum
12 gennaio 2018

Poco conosciuta, merita di essere riscoperta. È Etty Hillesum, nata a Middelburg, Paesi Bassi, il 15 gennaio 1914 e morta ad Auschwitz il 30 novembre 1943, a soli 29 anni. Intelligente e sensibile, ebrea non osservante, Etty si laureò in legge all’Università di Amsterdam. Abitava al numero 6 della Gabriel Metsustraat, con le finestre che davano sulla piazza Museumplein. Amesterdam è l’ultima città che ha abitato. Finì per studiare Lingua e Letteratura russa e successivamente si mise a dare lezioni di lingua russa all’Università popolare. Tra i suoi interessi si annovera anche la psicologia, leggeva Rilke, Dostoevskij, Jung. Etty Hillesum diventò paziente e poi amica e segretaria di Julius Spier, nel 1941. E intanto la guerra era cominciata.

Dotata di grande intelligenza e sensibile fuori dall’ordinario, nel 1942 cominciò a lavorare come dattilografa presso una sezione del Consiglio Ebraico. Le venne fornita la possibilità di salvarsi dalla deportazione, ma Etty Hillesum decise di condividere la sorte del proprio popolo, forte delle proprie credenze e convinzioni umane e religiose. Al campo di transito di Westerbork, lavorò come assistente sociale. La sua famiglia, genitori e fratelli, Mischa e Jaap, erano lì, deportati e internati anche loro. Era il 7 settembre 1943 quando l’intera famiglia arrivò ad Auschwitz. Etty Hillesum, madre e padre e Mischa morirono poco tempo dopo, Jaap invece morì a Lubben, dopo la liberazione, durante il viaggio di ritorno nei Paesi Bassi.

Prima di essere deportata, Etty Hillesum scrisse un diario, tra il 1941 e il 1942, che venne pubblicato solo nel 1981. In quelle pagine domina la dimensione interiore. La ragazza, infatti, visse diversi momenti ed emozioni, dalla paura di vivere alla mancanza di fiducia, dalla repulsione al cedimento completo. Poi divennero importanti i gesti quotidiani: «Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato». Il suo altruismo diventa radicale, nel campo: Etty desidera «aiutare Dio il più possibile».

Scrive nel Diario: «Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare sé stessi” non è proprio una forma di individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo».


Trovate l’edizione integrale del Diario (1941-1943) di Etty Hillesum per Adelphi.


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