IN ME C’É QUALCOSA DI PIÙ FORTE, QUALCOSA DI MIGLIORE. RICORDANDO ALBERT CAMUS
albert camus
20 dicembre 2017

Il 4 gennaio 1960 moriva il grande, amatissimo, Albert Camus, in un incidente stradale. Era un freddo inverno, e Camus era in auto insieme al suo editore, Michel Gallimard alla guida. Insieme alla figlia e alla moglie dell’editore, avevano trascorso a Thoissey, e tornavano a Parigi. Quando sono arrivati a Petit-Villeblevin, piccola frazione lì vicino, Gallimard non riesce più a controllare l’auto e sbatte contro un albero. Muore sul colpo, mentre lo scrittore di La peste, L’uomo in rivolta, Lo straniero, muore a 46 anni, poco dopo.

Lo ricordiamo sempre, Albert Camus. E oggi in particolar modo con cinque frasi che possono cambiare il modo di pensare alla propria vita, all’amore, agli altri e a se stessi. Sono queste.

1.
«La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente».
Viene da L’uomo in rivolta, saggio del 1951, dove lo scrittore descrive l’uomo in rivolta come un uomo morale, vuole dare valore alle sue azioni e vuole che valore abbia il mondo intero, senza rivolta, l’uomo è cosciente della sua libertà, ma è una libertà formale. Con la rivolta questa libertà diventa vera.


2. 
«Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata a rifare il mondo. La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo si distrugga».
Dal discorso per il conferimento del Premio Nobel del 1957.

albert camus jean paul sartre

3.
«Se coloro che ci amano potessero sapere com’eravamo prima di incontrarli, allora saprebbero quanto ci hanno trasformati».
Questa viene dai Taccuini, pubblicati da Bompiani in tre volumi, che costituiscono il luogo della sua ricerca irregolare e mai stanca. Parla di politica, di letteratura, e soprattutto di scrittura. Annota progetti, citazioni, come in un diario.

4. 
«Non si tratta più di spiegare e risolvere, ma di provare e descrivere: tutto comincia dall’indifferenza perspicace».
Da Il mito di Sisifo, pubblicato nei 1942 quando Camus non aveva ancora 30 anni, opera che intende ripensare “la filosofia dell’assurdo” e si inserisce in una precisa tradizione che, da Kafka a Gide, da Kierkegaard a Nietzsche, offre una altissima testimonianza della crisi spirituale che caratterizza il Novecento.

5.
«Cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no».
Ritorniamo da dove siamo partiti, perché L’uomo in rivolta è un libro da leggere, tassativamente. La rivolta di cui parla Camus non ha subito un senso politico. In primo luogo è una rivolta metafisica: l’uomo in rivolta è solo. La decisione spetta a lui. Questa rivolta è motivata dall’ingiustizia subita da molti, però, non da uno. È il tentativo di inserire un limite, un bordo, il simbolo di questo limite è il “no”.

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