QUEL DOLCE, FALSO TUO PICCOLO CUORE. TRE POESIE DI HEINRICH HEINE
Heine
12 dicembre 2017

Heinrich Heine è stato un poeta, uno dei primi del periodo di passaggio tra il romanticismo e il realismo, nato il 13 dicembre 1797. Oggi vi raccontiamo la sua storia.

Non aveva nessuna voglia, da ragazzo, di intraprendere la carriera paterna. La sua famiglia era di ricchi banchieri ebrei. Heine voleva scrivere. E del 1817 sono le sue prime liriche d’amore, pubblicate su una rivista tedesca, nel frattempo studiava diritto, filosofia e letteratura all’Università di Bonn, con come professore von Schlegel. A Berlino conobbe Hegel e Schleiermacher.

Le sue prime importanti poesie sono del 1822, che subito destarono l’interesse della critica perché erano ballate popolari, profondamente diverse dalla produzione dell’epoca. Dell’anno dopo è Intermezzo lirico, di rara bellezza e malinconia. Nel 1825 Heine abiurò la religione ebraica e si convertì al cristianesimo. Scrisse un fittizio diario di viaggio in cui affrontò temi fantastici e morali, rifacendosi a Sterne e arrivò la fama. Heine viaggiò anche, prima in Inghilterra e poi in Italia, a Lucca e Firenze. E nel 1832 è in Francia, depresso, alla ricerca di un clima culturale più libero e ricco di stimoli. A Parigi cominciò a frequentare gli altri emigrati tedeschi come Wagner, von Humboldt, ma anche gli intellettuali francesi come Balzac, Hugo, de Musset, George Sand.

Nel 1841 sposò una donna, che si chiamava Crescence ma lui soprannominò Mathilde.
Strinse amicizia anche con Karl Marx, sempre a Parigi.

Heine soffriva di una grave malattia muscolare, non solo della depressione che l’aveva colpito negli Anni Trenta. Era una sorta di atrofia o forse si trattava di sclerosi multipla, la diagnosi non è chiara. Rimase a letto otto anni fino alla sua morte. È sepolto al cimitero di Montmartre.

Le sue ultime parole, in francese, furuno “Dio mi perdonerà. È il suo mestiere”.

Le sue poesie sono dominate dal contrasto tra l’attraente romanticismo e la rivolta contro esso, tra il fascino dell’ordine borghese e la sua negazione. Per questo è poeta originale e interessante: nel suo linguaggio, i dettami sentimentali del romanticismo si dissolvono dall’interno. Eccone tre, da leggere. 

Ci siamo amati d’un intenso amore

Ci siamo amati d’un intenso amore,
un accordo perfetto era tra noi.
Giocammo spesso a far marito e moglie,
senza mai azzuffarci né picchiarci. .
Abbiamo insieme esultato e scherzato,
tra mille baci e tenere carezze.
Finché poi, infantilmente scherzando,
tra boschi e prati ci siamo celati,
e così ben ci siam riusciti,
che mai più ci siam ritrovati.

Così tu hai potuto davvero scordarlo

Che tanto a lungo m’hai dato il tuo cuore
Quel dolce, falso tuo piccolo cuore
Che più dolce e più falso io non potrei trovarlo
Dunque hai scordato l’amore e il dolore
Che m’hanno stretto il cuore, ed io non so capire
Quale fosse più intenso, se il dolore o l’amore
Ma immensi erano entrambi, da morire.

Amore mio, noi sedevamo insieme

Amore mio, noi sedevamo insieme
nell’intimo d’una barca leggera.
Navigavam nella notte silente
sulla strada infinita dei flutti.

L’isola degli Spiriti, sì bella,
tenue appariva al chiarore lunare;
al suono dolce d’una melodia
eseguiva la nebbia la sua danza.

Sempre più dolce si fa la musica
e sempre più vorticosa la danza;
noi allor davanti a lei passammo,
senza conforto sul mare infinito.

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