C’È CHI DI NATALE NON VUOL SENTIR PARLARE. LA FAMOSA, BELLISSIMA POESIA DI GIUSEPPE UNGARETTI
giuseppe ungaretti
06 dicembre 2017

C’è chi di Natale non ha voglia alcuna. Di questo parla Natale di Ungaretti, seconda poesia della sezione Naufragi. Sono versi brevissimi, distribuiti in cinque strofe, per un testo disarticolato e rarefatto, malinconico come sottili nuvole di fumo che si alzano nel cielo.

Il poeta scrisse Natale a Napoli nel 1916. Parla di un soldato che torna a casa in licenza durante la Prima guerra mondiale. Ha visto troppi orrori, che si porta con sé, e di feste non vuole saperne. Lo stesso soldato lo si ritrova in Dolina notturna. Sono versi dedicati proprio alla licenza, alla pausa dalla battaglia, pubblicate per la prima volta sulla rivista La Diana. Natale si apre con una negazione, che si lega alla stanchezza del soldato, all’estraneità che lo avvince rispetto al mondo che ha intorno. Non è una stanchezza fisica ma piuttosto esistenziale, è uno smarrimento di sé dovuto alla guerra. Forse solo presso il focolare, l’uomo può ritrovarsi.

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

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