VOCI DI DONNE. TRE POETESSE A CONFRONTO
22 novembre 2017

ANTONIA POZZI
La prima raccolta di Antonia Pozzi, Parole, viene pubblicata dal padre dopo il suicidio della figlia, avvenuto il 3 dicembre 1938, in una gelida giornata d’inverno, nei prati presso l’abbazia di Chiaravalle. La raccolta, elogiata da Eugenio Montale e dalla critica, tradisce però il pensiero e il mondo poetico della poetessa, perché piena di tagli e omissioni, laddove un riferimento, un verso, sembrava tradire la memoria che la famiglia voleva costruire della giovane donna. Per leggere l’opera di questa poetessa, così presto dimenticata, bisogna aspettare il lavoro di una suora, Onorina Dino, che cominciò agli inizi degli anni Ottanta a documentarsi intorno ai manoscritti di Antonia Pozzi, per ricostruirne la forma originale.

VOCE DI DONNA
18 settembre 1937

Io nacqui sposa di te soldato.
So che a marce e a guerre
lunghe stagioni ti divelgon da me.

Curva sul focolare aduno bragi,
sopra il tuo letto ho disteso un vessillo –
ma se ti penso all’addiaccio
piove sul mio corpo autunnale
come su un bosco tagliato.

Quando balena il cielo di settembre
e pare un’arma gigantesca sui monti,
salvie rosse mi sbocciano sul cuore:
che tu mi chiami,
che tu mi usi
con la fiducia che dai alle cose,
come acqua che versi sulle mani
o lana che ti avvolgi intorno al petto.

Sono la scarna siepe del tuo orto
che sta muta a fiorire
sotto convogli di zingare stelle.

AMELIA ROSSELLI
La vita di Amelia Rosselli inizia sull’isola di Lipari dove viene concepita. È il 1929. Il padre, Carlo Rosselli, è stato mandato al confino, imprigionato alle Eolie. Si trovava sull’isola insieme alla madre di Amelia, Marion Cave, inglese, attivista. Hanno già un bambino, si chiama John, detto Mirtillino, nato poco dopo il matrimonio, a Genova, una manciata di anni prima. I novelli sposi hanno abitato per un po’ a Milano, negli anni in cui il fascismo ha finito di inasprire la lotta contro i dissidenti: Turati, Pertini e Olivetti partono per Parigi. Carlo e Marion rimangono in Italia.
La vita di Amelia Rosselli finisce nel cuore di Roma.
L’11 febbraio 1996 si getta dal ballatoio della sua mansarda di via del Corallo, una strada del Rione Parione, vicinissima a Piazza Navona. Quella casa era piccola e angusta, fatta di una stanza e di un corridoio. Ha telefonato alla sua amica Giacinta che non ha fatto in tempo ad arrivare.


DI SOLLIEVO IN SOLLIEVO

da Serie Ospedaliera (1969)

Di sollievo in sollievo, le strisce bianche le carte bianche
un sollievo, di passaggio in passaggio una bicicletta nuova
con la candeggina che spruzza il cimitero.

Di sollievo in sollievo on la giacca bianca che sporge marroncino
sull’abisso, credenza tatuaggi e telefoni in fila, mentre
aspettando l’onorevole Rivulini mi sbottonavo. Di casa in casa

telegrafo, una bicicletta in più per favore se potete in qualche
modo spingere. Di sollievo in sollievo spingete la mia bicicletta
gialla, il mio fumare transitivi. Di sollievo in sollievo tutte

le carte sparse per terra o sul tavolo, lisce per credere
che il futuro m’aspetta.

Che m’aspetti il futuro! Che m’aspetti che m’aspetti il futuro
biblico nella sua grandezza, una sorte contorta non l’ho trovata
facendo il giro delle macellerie.

MARGHERITA GUIDACCI
Stava molto sola da bambina, leggeva e studiava. Andava al mare a Scarperia, dove conobbe la natura, filo rosso della sua produzione poetica. Si laureò con una tesi audace su Ungaretti, nel frattempo aveva approfondito Mallarmé e Valéry. Era religiosa, leggeva i testi sacri, ma non trovava risposte nella fede. Si avvicinò a Emily Dickinson e T.S. Eliot. Fu anche una grande traduttrice. È del 1946 la sua prima raccolta poetica, La sabbia e l’angelo. Lo scrivere era alternativa al dolore e alla morte, conosciuta durante la guerra. La salvezza è in un altrove sconosciuto.

ALL’IPOTETICO LETTORE
1992

Ho messo la mia anima fra le tue mani.
Curvale a nido. Essa non vuole altro
che riposare in te.
Ma schiudile se un giorno
la sentirai fuggire. Fa’ che siano
allora come foglie e come vento
assecondando il suo volo.
E sappi che l’affetto nell’addio
non è inferiore che nell’incontro. Rimane
uguale e sarà eterno. Ma diverse
sono talvolta le vie da percorrere
in obbedienza al destino.

 

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