L’ERA DIGITALE IN TRE STORIE VERE, OSCURE E MISTERIOSE. ANDREW O’HAGAN
tre storie vere
17 novembre 2017

Internet ha cambiato la nostra vita, ha cambiato tutto. È banale a dirsi, ma forse non ci abbiamo pensato abbastanza a cosa, effettivamente, questa mutazione ha portato con sé: il cambiamento riguarda, infatti, la nostra identità, il senso che abbiamo di noi stessi. Questi sono i temi di La vita segreta. Tre storie vere dell’èra digitale (Adelphi) di Andrew O’Hagan, scrittore di Glasgow, collabora con la London Review of Books e la New York Review of Books. Nel 2010 è diventato membro della Royal Society of Literature. Vive e lavora a Londra. Lo incontriamo martedì 28 novembre, ore 18 alle OGR – Officine Grandi Riparazioni, Torino.

Il filo rosso dei tre lunghi, profondissimi, saggi che compongono Tre storie vere – il narratore è O’Hagan stesso in tre diversi momenti della sua carriera – è la l’infinità di modi che offre internet per nascondersi, per celare la propria identità, o fare tutto l’opposto: inventarsi leggenda. E alla fine della lettura la domanda che vien da porsi è: ma ha senso parlare ancora di verità? 

Julian Assange è la figura oscura e divisiva che O’Hagan esplora nel primo saggio-racconto. Un uomo torbido e fantastico che anche Jonathan Franzen ha usato in Purity (Einaudi) per costruire il personaggio di Andreas Wolf (decisamente più bello e affascinante dell’originale). O’Hagan è stato incaricato di scrivere l’autobiografia di Assange ma le cose non sono andate secondo i piani: Assange si è rivelato un narratore inaffidabile e un narcisista estremo, alla fine non ha firmato il manoscritto e il libro è uscito come biografia non autorizzata, cosa decisamente diversa. Perché l’identità leggendaria di Assange costruita in rete non poteva essere oggetto di una narrazione diversa. Nel fondatore di WikiLeaks, l’ego trionfa sulla coscienza.

Poi viene Satoshi Nakamoto, ancor più misterioso di Assange. È l’inventore dei bitcoin, la “criptovaluta” che aiuta il dark web a prosperare, e che un giorno potrebbe significare la fine di banche e mercati monetari. Nakamoto non è il suo vero nome, naturalmente, non si sa nemmeno se sia un lui: in giapponese “satoshi” vuol dire “pensiero chiaro, veloce e saggio” e “Naka” può significare “medium”, “dentro” o “relazione”. “Moto” è sia “origine” che “fondamento”. Ma chissà.

E poi?

Per saperne di più, Andrew O’Hagan è alle OGR di Torino (corso Castelfidardo 22) martedì 28 novembre, ore 18, una grande occasione per incontrarlo. Dialoga con Francesco Guglieri. È il quattordicesimo appuntamento di Giorni Selvaggi, la rassegna nata dalla collaborazione tra il Circolo dei lettori e il Salone Internazionale del Libro, con la partecipazione di Scuola Holden, della rete delle Biblioteche Civiche, del Consorzio dei librai indipendenti COLTI e di Torino Rete Libri. Per saperne di più clicca qui.

In Tre storie vere, O’Hagan ci dice che siamo tutti Assange, perchégrazie a internetpossiamo creare una vita alternativa alla nostra, vivere un’esistenza segreta, talvolta pericolosamente coinvolgente.


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