ALAIN DE BOTTON SUL SUCCESSO
successo
05 giugno 2017

Alain de Botton è filosofo, è scrittore, è il fondatore della mitica School of Life. Scrive su Internazionale, ha fatto il presentatore televisivo, ha scritto tantissimi libri. Vi abbiamo parlato del suo pensiero sulla fine dell’amore, oggi vi riportiamo le sue parole sul successo e sull’ansia dal successo, tratte dal libro L’importanza di essere amati (Guanda). Il discorso tocca diversi temi, che vanno a intrecciarsi: invidia, meritocrazia, fallimento, competizione, giudizio sugli altri, idee. La conclusione è davvero saggia. Buona lettura!

L’invidia, parlare di invidia è un grande tabù, ma se c’è un’emozione che domina la società moderna, quella è l’invidia. Ed è legata allo spirito di uguaglianza. Mi spiego. Penso che sarebbe molto strano per i presenti, o per chi ci guarda, essere invidiosi della Regina d’Inghilterra. Anche se lei è molto più ricca di ciascuno di voi. E ha una casa molto grande. La ragione per cui non l’invidiamo è perché è troppo strana. È semplicemente troppo diversa. Non possiamo relazionarci con lei. Parla in modo buffo. Proviene da un posto strano. Quando non ti puoi relazionare con qualcuno, non lo invidi.

Oggi, è probabilmente tanto improbabile diventare ricchi e famosi come Bill Gates, quanto era improbabile nel 17 esimo secolo accedere ai ranghi dell’aristocrazia francese. Ma il punto è che non ci sembra improbabile. Ci viene fatto credere, dai giornali e altri media, che se hai energia, qualche bella idea sulla tecnologia e un garage, puoi creare qualcosa di grandioso.

Una società meritocratica è una società in cui se hai talento, energia, capacità arrivi in cima. Niente ti dovrebbe trattenere. È una bellissima idea. Il problema è: se credi veramente in una società dove quelli che meritano di arrivare in cima ci arrivano, implicitamente e in un modo molto più spiacevole, credi in una società in cui quelli che meritano di toccare il fondo toccano il fondo e lì restano. In altre parole, la tua posizione nella vita non sembra più accidentale, ma meritata e guadagnata.
E questo rende i fallimenti molto più devastanti.

È bellissimo quando ti va bene, ma altrimenti è devastante. Nei casi peggiori, come spiega l’analisi di un sociologo come Emil Durkheim, porta ad aumentati tassi di suicidio. Avvengono più suicidi nei paesi individualistici sviluppati che in ogni altra parte del mondo. E una delle ragioni è che le persone prendono quello che succede loro in modo estremamente personale. Sono gli artefici del loro successo. Ma anche del loro fallimento.

In altre parole, trattieniti dal giudicare gli altri. Non puoi mai sapere quale sia il vero valore di qualcuno. È una parte nascosta di ciascuno di noi. E non dovremmo comportarci come se la conoscessimo. C’è un’altra fonte di conforto per tutto questo. Quando riflettiamo sul fallire nella vita, quando pensiamo al fallimento, una delle ragioni per cui temiamo di fallire non è soltanto la perdita di ricchezza o di status. Ciò che temiamo è il giudizio e la derisione degli altri. Che esiste.

Quindi ciò che desidero sostenere non è che dobbiamo rinunciare alle nostre idee di successo. Ma che dobbiamo essere certi che siano nostre. Dovremmo concentrarsi sulle nostre idee. Ed essere sicuri che sono nostre, che siamo i veri autori delle nostre ambizioni. È già abbastanza brutto non ottenere ciò che vuoi. Ma è ancora peggio avere un’idea su cosa desideri e scoprire alla fine del percorso che, in realtà, non è ciò che hai sempre voluto.

Voglio terminare così. Ma ciò che realmente voglio ribadire con tutti i mezzi è: sì al successo. Ma accettiamo che alcune nostre idee sono strane. Esaminiamo la nostra nozione di successo. Sinceriamoci che le nostre idee di successo siano davvero nostre.

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