RAYMOND CARVER. L’UOMO LÀ FUORI
raymond carver
25 maggio 2017

La vita di Raymond Carver è raccolta tutta in un magnifico libro di Carol Sklenicka, Raymond Carver. Una vita da scrittore (Nutrimenti). Una biografia maestosa, risultato di un meticoloso lavoro di ricerca trasformato in un percorso narrativo trascinante.

Oggi ricorre l’anniversario della nascita di un dei più grandi, “il Čechov del ceto medio americano”. Carver nacque infatti a Clatskanie, Oregon, il 25 maggio 1938. Figli di un operaio di segheria, sposato un anno dopo aver finito le superiori, ha mantenuto moglie e figli lavorando come cameriere, in una stazione di benzina, come fattorino. La scrittura è diventato un interesse forte dopo un corso di scrittura a quella che oggi è la California State University, nel 1958.

Il suo primo successo come scrittore è venuto nel 1967 con la storia Vuoi star zitta, per favore? Ma già in quegli anni si dava molto all’alcol, pur continuando a scrivere. Ha fatto anche l’insegnante, in Texas, e nel 1983 ha vinto un grande premio letterario che gli ha permesso di dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Sono venuti poi i suoi più famosi Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, Cattedrale. A soli 50 anni è morto di cancro.

Significativo, come sappiamo, è stato l’intervento di Gordon Lish nella sua scrittura. Infatti la moglie di Carver, Tess Gallegher, ha cercato – dopo la morte dello scrittore – di pubblicare i suoi racconti originali, non editati da Lish. Lish, infatti, ha tagliato fino al 75% dei testi prodotti da Carver, modificato i finali, cambiato il nome ai personaggi.

Oggi vi proponiamo una sua poesia tratta da Per favore non facciamo gli eroi (minimum fax), nella traduzione di Riccardo Duranti. Si intitola L’uomo là fuori (The Man Outside):

C’era sempre un dentro
e un fuori. Dentro, mia moglie,
mio foglio e le mie figlie, fiumi
di conversazioni, libri, tenerezza
e affetto.

Ma poi una notte fuori
dalla finestra della camera da letto qualcuno –
qualcosa, ansima e s’agita.
Sveglio mia moglie e terrorizzato
tremo tra le sue braccia fino all’alba.

Quello spiazzo fuori dalla finestra
della camera da letto! I pochi fiori che vi
crescono tutti schiacciati, le cicche
delle Camel calpestate –
non me le immagino mica le cose.

La notte appreso e l’altra ancora
risuccede e io risveglio mia moglie
e di nuovo le mi consola e
di nuovo mi massaggia le gambe rigide
di paura e mi accoglie nel suo abbraccio.

Ma poi comincio a pretendere sempre
di più da mia moglie. Piena di vergogna
si pavoneggia avanti e indietro per la stanza,
mentre io la spingo come una carriola
carica, carrettiere e carro.

Alla fine, stanotte, la sfioro appena
e lei si sveglia di scatto, ansiosa
e pronta. A luci accese, nudi, sediamo
alla toeletta e frenetici scrutiamo
nello specchio. Alle nostre spalle, due labbra,
il riflesso di una sigaretta accesa.

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