SEMPRE NUOVA È L’ALBA. RICORDARE ROCCO SCOTELLARO
henri cartier bresson basilicata
19 aprile 2017

Rocco Scotellaro (Tricarico, 19 aprile 1923 – Portici, 15 dicembre 1953) è stato scrittore, poeta, politico, contadino. Oggi ricorre l’anniversario della sua nascita e riprendiamo in mano le sue opere e ripensiamo a lui, genio troppo presto dimenticato.

Poeta della “libertà contadina” secondo la definizione di Carlo Levi, prima di Pasolini si occupò dei problemi dei contadini del Mezzogiorno periferico, della Basilicata dei primi del Novecento. Sua madre era casalinga, suo papà ciabattino, la sua città Tricarico, 5400 abitanti in provincia di Matera dove studia per un po’. Ma suo papà intuisce il suo talento per lo studio e lo manda dai preti a Sicignano degli Alburni, così si usava un tempo ed era l’unico modo per studiare. Torna a Tricarico dopo la morte del padre e la situazione che trova è di tremenda povertà. Rocco Scotellaro comincia la sua attività politica organizzando le prime occupazioni dei terreni. Organizzare il popolo è il suo obiettivo, che proseguirà dopo la guerra, diventando sindaco a soli 23 anni, il più giovane di tutti.


 


rocco scotellaro


Scotellaro continua a scrivere e molti amano il suo lavoro: Levi, Manlio Rossi, Montale, e diventa amico di Amelia Rosselli, la poetessa figlia di Carlo. Grazie a lui Henri Cartier Bresson andrà a Matera per fotografare la Città dei Sassi, unica ma non completamente apprezzata. La “questione meridionale” è al centro del dibattito culturale.

Scotellaro muore mentre sta scrivendo l’autobiografico L’uva puttanella. Ha solo 30 anni. Era il 15 dicembre 1953. Luchino Visconti lo omaggiò nel film Rocco e i suoi fratelli, il nome del protagonista è ispirato a quello del poeta.

Ricordiamo questo grande personaggio del Novecento italiano con una sua poesia, la più nota, la Marsigliese contadina secondo la definizione di Carlo Levi, è Sempre nuova è l’alba. Sono due terzine, una quartina e una pentastica scolpita sulla tomba di Rocco.

Non gridatemi più dentro
non soffiatemi in cuore
i vostri fiati caldi contadini.

Beviamoci insieme una tazza colma di vino
che all’ilare tempo della sera
s’acquieti il nostro vento disperato.

Spuntano ai pali ancora
le teste dei briganti, e la caverna –
l’oasi verde della triste speranza –
lindo conserva un guanciale di pietra…

Ma nei sentieri non si torna indietro.
Altre ali fuggiranno
dalle paglie della cova,
perché lungo il perire dei tempi
l’alba è nuova, è nuova.

 

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