BUON COMPLEANNO SAMUEL BECKETT. UN ESTRATTO DA MOLLOY
samuel beckett
13 aprile 2017

Buon compleanno Samuel Beckett. Oggi, 13 aprile, nel 1906, l’amato autore di Aspettando Godot nasceva a Dublino. Uno dei più grandi del XX secolo, massimo rappresentate del “teatro dell’assurdo” – secondo la definizione di Martin Esslin – ha scritto sia in inglese sia in francese, romanzi, pièce, poesie e nel 1969 venne insignito del Premio Nobel.

Oggi riprendiamo in mano quel capolavoro che è Molloy, primo della Trilogia. Ricerca dell’identità, riflessioni che sfiorano sempre il nulla, e Molloy, con la sua miseria e così indifeso, è chiuso dentro la stanza di sua madre. La donna è morta, lui scrive di continuo:

«Sono nella camera di mia madre. Sono io a viverci ora. Non so come ci sono arrivato. Forse in un’ambulanza, certamente qualche veicolo. Mi hanno aiutato. Da solo non ci sarei arrivato. Quest’uomo che viene ogni settimana, è grazie a lui forse che sono qui. Lui dice di no. Mi dà un po’ di soldi e si porta via i fogli. Tanti fogli, tanti soldi. Sì, ora lavoro, un po’ come una volta, solo che non so piú lavorare. Ciò non ha importanza, sembra».

Infatti ogni settimana, qualcuno, lui non sa chi sia, gli porta via ciò che scrive, in cambio gli offre del denaro. Poi, nella seconda parte, il punto di vista cambia. È Moran a raccontare la stessa storia di Molly: il suo compito è dargli la caccia.

Vi lasciamo con questo estratto, il nostro preferito (trad. A. Tagliaferri, edizione Einaudi)

«Sì, non potendo star comodi né in piedi né seduti, ci si rifugia nelle varie posture orizzontali come il bambino nel grembo della madre. Le si esplora come mai prima d’allora, e vi si trovano insospettate delizie. Insomma divengono infinite. E se nonostante tutto alla lunga si finisce per stancarsene, basta alzarsi in piedi per qualche istante, o semplicemente mettersi seduti. Ecco i vantaggi di una paralisi locale e indolore […]. Essere finalmente nell’impossibilità di muoversi, dev’essere qualcosa! Quando ci penso l’anima si strugge. E in più un’afasia totale! E magari una totale sordità! E, chissà, una paralisi della retina! E con ogni probabilità la perdita della memoria! E solo quel tanto di cervello rimasto intatto che basti per esultare! E per temere la morte come una rinascita».

 

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