LE NOSTRE ANIME DI NOTTE. RACCONTARE KENT HARUF
notte
10 febbraio 2017

Kent Haruf (1943-2014) è stato uno dei più apprezzati scrittori americani, divenuto presto un classico contemporaneo, un autore che il tempo ha rapidamente consacrato. Tra i riconoscimenti ricevuti, il Whiting Foundation Award e una menzione speciale dalla PEN/Hemingway Foundation. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award. Benedizione è stato finalista al Folio Prize.

Questi i successi della critica, ma Haruf è scrittore amatissimo dai lettori, tanto da diventare presto di culto. Figlio di un pastore metodista di Pueblo in Colorado, ha fatto il carpentiere, l’impiegato, l’infermiere, il bibliotecario. Il Colorado è il luogo d’elezione dello scrittore, con i suoi deserti vuoti. La cittadina immaginaria dove ha ambientato le sue storie si chiama Holt. È al centro esatto dell’America, è minuscola. Il paesaggio e le stagioni scandiscono i tempi di esistenze semplici, ordinarie ma non banali. Nessun gesto eclatante ma tutta la dignità della consapevolezza: di questo sono fatti i personaggi della Trilogia della pianura (Canto della pianuraCrepuscoloBenedizione) in cui Kent Haruf ha scavato fino alla fondamentale struttura della vita.

A questo scrittore straordinario e agli appassionati dei suoi lavori è dedicata la serata di lunedì 13 febbraio, ore 21 al Circolo dei lettori, in occasione dell’uscita di Le nostre anime di notte (NN). Partecipano la moglie Cathy Dempsey Haruf, musa ispiratrice di quest’ultimo, prezioso romanzo, di Fabio Cremonesi, che lo ha tradotto per NN Editore, lo scrittore Giuseppe Culicchia e il libraio Davide Ferraris.

Questo l’incipit di Le nostre anime di notte, tradotto da Fabio Cremonesi. Il romanzo è sempre ambientato a Holt, e racconta la visita inaspettata di Addie Moore al vicino, Louis Waters. Sono anziani entrambi e vedovi, pochi impegni, nessuna occasione. La proposta di Addie è scandalosa e diretta: vuoi passare le notti da me? La storia comincia così.

E poi ci fu il giorno in cui Addie Moore fece una telefonata a Louis Waters. Era una sera di maggio, appena prima che facesse buio. Vivevano a un isolato di distanza in Cedar Street, nella parte più vecchia della città, olmi e bagolari e un solo acero cresciuti sul ciclo della strada e prati verdi che si stendevano dal marciapiede fino alle case a due piani. Era stata una giornata tiepida, ma di sera aveva rinfrescato. Dopo aver camminato sotto gli alberi, la donna svoltò all’altezza della casa di Louis. 
Quando Louis aprì la porta, lei disse, Posso entrare a portarti una cosa?
Sedettero in salotto. Vuoi qualcosa da bere? Un tè?
No, grazie. Non so se mi fermerò abbastanza per berlo. Si guardò intorno. È graziosa la tua casa.
Diane l’ha sempre tenuta bene. Un po’ ci provo anch’io.
È ancora graziosa, disse lei. Erano anni che non ci venivo.
Guardò fuori dalla finestra verso il cortile laterla, la notte si stava accomodando fuori e dentro la cucina, una lice illuminava il lavandino e il bancone. Tutto sembrava pulito e ordinato. Lui la stava guardando. Era una donna attraente, l’aveva sempre pensato.

 

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