IL MODO INDIE DI PARLARE DI LIBRI. GOLIARDA SAPIENZA
goliarda sapienza
07 febbraio 2017

Stavolta si parla in modo diverso. Gli scrittori non raccontano com’è nata l’idea del loro libro né delle proprie peripezie editoriali. Dialogano tra loro, sì, ma non solo. Parlano con spezzoni di film, con brani musicali, con mappe visuali, con disegni dal vivo. E di cosa? Della vita e delle opere di qualcun altro. Di Goliarda Sapienza, Fernanda Pivano e Alda Merini. A guidare il percorso il libraio Davide Ferraris.
Sono le Indie Night(s) di Libreria Therese al Circolo dei lettori.

Come quando ci appassioniamo di qualcosa andiamo alla ricerca di tutto ciò che ne parla, come quando ci innamoriamo di qualcuno vogliamo sapere tutto di lui: ci sono volte in cui il solo racconto non basta ma servono aneddoti, fotografie, opinioni di altri. E quando ad appassionare sono i libri e le vite di chi li ha scritti, allora è necessario raccogliere più informazioni possibile per saziare la curiosità.
Per farsi un’idea propria. Per essere indie.

Le serate sono 3, dedicate ad altrettante scrittrici italiane del Novecento: Alda Merini, la «piccola ape furibonda» dei Navigli, Fernanda Pivano, voce italiana della nuova America, Goliarda Sapienza, di cui dicevano «Goliarda non esiste. Lei è l’esistenza». A parlarne sono ospiti che, avendo amato queste figure poliedriche e un po’ folli, cercano di restituirne il volto, le parole, le atmosfere.

La prima Indie Night è venerdì 24 febbraio alle 21. Tre scrittrici a confronto: Rossella Milone, Elena Varvello e Goliarda Sapienza. L’ultimo libro di Rossella Milone è Il silenzio del lottatore (minimum fax), l’ultimo libro di Elena Varvello è La vita felice (Einaudi). Al centro, la vita e le opere della terza, Goliarda Sapienza.

Quando Goliarda Sapienza muore, nel 1996, non è ancora nota come scrittrice bensì come attrice, di teatro e di cinema, con Silverio Blasi, Alessandro Blasetti, Luigi Comencini, Citto Maselli, Luchino Visconti. I suoi genitori erano Peppino Sapienza, avvocato dei poveri, e Maria Giudice, famosa sindacalista. Nasce a Catania ma si trasferisce a Roma nel 1941, frequenta l’Accademia di Arte Drammatica, lavora e studia. Conosce la povertà e la guerra. Conosce anche la clinica, la depressione, l’elettroshock e l’analisi. La scrittura diventa la sua cura. I suoi primi due romanzi pubblicati sono Lettera aperta del 1967 e Il filo di mezzogiorno del 1969. La sua forza si esprime tutta in L’arte della gioia, capolavoro pubblicato da Einaudi nel 1998. Ci mette più di 10 anni a scriverlo. Finisce anche in carcere, Goliarda Sapienza, per furto. È il 1980. E tutto ciò che scrive fino alla sua morte non uscirà per nessuna casa editrice. È prima in Germania e Francia che viene riconosciuta come scrittrice eccellente, L’arte della gioia diventa un caso letterario.
Il dibattito intorno a questo libro dura fino a giorni nostri.

Disse: «Non amo la musica, i romanzi o i quadri per poi fare bella figura in società, ma per viverli solamente, senza impegno. Questa è la vera gioia dell’arte: chi non riesce a goderne è perché ascolta, legge o guarda solo per farsene un’arma di potere».

 

I prossimi appuntamenti:
venerdì 17 marzo ore 21: Fernanda Pivano, con Paolo Cognetti, tra gli altri
giovedì 13 aprile ore 21: Alda Merini, con Paolo di Paolo, tra gli altri

Le Indie Night(s) sono a cura di Davide Ferraris, Sara Lanfranco e Francesca Marson.

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