LA STORIA PAZZESCA DEL VOYEUR DI GAY TALESE
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18 gennaio 2017

Gay Talese è uno scrittore audace. Audace ed elegante.
È uno che guarda il mondo restando in disparte, lo spia. E questo gesto ha a che fare con la sua nuova storia.
Di Talese stanno parlando un po’ tutti a causa di un articolo e di un romanzo.
Si tratta di The Voyeur’s Motel (Grove).


CHI È GAY TALESE
Talese è uno che alla domanda, Quali sono gli scrittori che ti hanno ispirato? ha risposto, Ehm, nessuno. 

Nato nel 1932 in un’isola del New Jersey, ha origini calabresi.
Suo padre Joseph e sua madre Catherine sono arrivati in America nel 1922 e il senso di distacco, di non appartenenza agli Stati Uniti hanno influenzato il suo sguardo. Talese si sente un estraneo, alieno alla propria nazione. Cattolico-italiano-americano, è parte di una minoranza nella minoranza, frequenta una piccola parrocchia irlandese, gli altri sono protestanti.
Non è un bravo studente, la sua carriera è costellata di fallimenti e viene guardato con sospetto dai coetanei, è un tipo complicato ed eccentrico, sembra provenire da un altro mondo.
Sembra più vecchio degli altri: in classe indossava la giacca e la cravatta.
Al liceo comincia a scrivere su un giornaletto locale e subito si rivela la sua originalità.
Gli articoli sono 311 ed ed è presto editorialista.
Talese ha frequentato l’Università dell’Alabama e dopo la laurea va subito a lavorare al New York Times come copyboy. Dopo una breve esperienza nell’esercito ritorna al giornale per fare il reporter, dal 1956 al 1965. Ha scritto per Esquire, The New Yorker, Newsweek e Harper.
I suoi libri sono 15: ha raccontato di famiglie mafiose, dilemmi morali nell’America della Seconda guerra mondiale, Aids, memorie storiche della sua famiglia. E ora ritorna con The Voyeur’s Motel.


THE VOYEUR’S MOTEL
Tutto comincia con un articolo di Talese per il New Yorker che diventa un libro per Groove.
La storia è eccezionale: racconta la vita di un voyeur proprietario di un motel. Un motel dalle pareti piene di fori per spiare gli avventori totalmente ignari. Ma il Washington Post ha scoperto che è falsa.
Talese ha sconfessato il libro, poi però ci ha ripensato. E negli Stati Uniti è polemica.



THE VOYEUR’S MOTEL


Talese ha ricevuto una lettera, la lettera di Gerald Foos, proprietario di un motel nei dintorni di Denver.
Si tratta della sua confessione: ha spiato sistematicamente i suoi ospiti dal 1966 e ha tenuto un meticoloso diario di tutti i suoi avvistamenti. Le sue motivazioni erano esplicitamente sessuali. Talese legge gli appunti, va a Denver, si mette a scrivere.
È un’operazione simile a quella degli altri grandi del New Journalism, come Joan DidionNorman Mailer e Tom Wolfe e che ricorda il Capote di A sangue freddo.

Foos è stato un imperturbabile voyeur. I buchi erano nei soffitti del suo motel, da lì ha guardato tutto: cosa mangiavano i suoi ospiti, come usavano la toilette, come facevano sesso. Naturalmente tutto ciò è illegale. Le sue note, anche molto scientifiche e dettagliate, sembrano studi antropologici ma non lo sono. Il tono non è distaccato. Fools era profondamente coinvolto dal suo spiare. Preferiva le giovani donne, quelle belle, etero e omosessuali. Era frustrato quando le coppie non avevano rapporti sessuali o quando tenevano le luci spente. Le sue note sono raccapriccianti.

Ma è di recente che il Washington Post ha scoperto che i registri di Fools sono falsi.
La fonte di Talese è inaffidabile
.

Quindi la storia Gerald Foos è vera, sì. Ma non si sa quanto.
E il ruolo del reporter Talese è compromesso in una metafora perfetta.
Avrebbe dovuto controllare la fonte, certo. Ma.
Ma se questa storia straordinaria fosse bellissima da leggere, anche se falsa, questo cambierebbe qualcosa?

 

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