PRIMO LEVI. L’UNICO MODO DI SALVARMI ERA RACCONTARE
primo levi
11 gennaio 2017

Omaggio è Primo Levi è il primo dei tre incontri dedicati alla memoria. Mercoledì 25 gennaio, ore 18 al Circolo dei lettori, Marco Belpoliti racconterà la nuova edizione delle Opere complete dell’autore di Se questo è un uomo, da lui curata, insieme agli storici Anna Bravo, Alberto Cavaglion e Walter Barberis (in collaborazione con Centro Studi Primo Levi).

Marco Belpoliti ha lavorato al libro definitivo su Primo Levi, Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda), frutto di vent’anni di studio e lavoro, che racconta la sua vita, la sua parabola di scrittore e intellettuale, e la sua opera intera, ricchissima, piena di rimandi e suggestioni. In questo tesoro di storie e riflessioni, troviamo anche il racconto della vicenda editoriale di Se questo è un uomo. Il capitolo si intitola Come e perché Primo Levi l’ha scritto e pubblicato per la prima volta nel 1947 presso una piccola casa editrice torinese. Ve ne proponiamo un estratto:

Come altri testimoni dello sterminio ebraico, anche Primo Levi sente la necessità di scrivere quasi subito la storia della sua liberazione. (…) Il primo abbozzo di Se questo è un uomo è un dattiloscritto di quattordici pagine, Storia di dieci giorni, che Levi ha datato di suo pugno: febbraio 1946. Da numerose dichiarazioni rilasciate in seguito, sabbiamo che si tratta del primo testo messo su carta da Levi al ritorno dal Lager (egli stesso dirà che la memoria scritta per prima, nel libro figura per ultima). (…) Il turbamento di quel primo periodo è così forte che la scrittura diviene una specie di terapia, un modo per cercare di reagire al veleno di Auschwitz: “Sentivo più ancora che nel Lager l’offesa che avevo ricevuto, e capivo che l’unico modo di salvarmi era raccontare. Lo scrivere è stato n atto di liberazione; se non avessi scritto, probabilmente sarei rimasto un dannato in terra” (De Rienzo, 1975). 
Se questo è un uomo, come altre opere di Levi, è un libro che racconta la propria genesi. Nell’Appendice alla seconda edizione scolastica edita nel 1976, tre anni dopo la prima, si legge: “Il libro avevo incominciato a scriverlo là, in quel laboratorio tedesco pieno di gelo, di guerra e di sguardi indiscreti, benché sapessi che non avrei potuto in alcun modo conservare quegli appunti scarabocchiati ala meglio, che avrei dovuto buttarli via subito perché mi fossero stati trovati addosso mi sarebbero costati la vita.” 

Gli altri due incontri dedicati al Giorno della Memoria sono L’ebraismo è memoria, venerdì 27 gennaio ore 11. Una lezione spettacolo dedicata alle scuole approfondire i più antichi testi della popolazione ebraica, in particolare lo Shemà Israel e alcuni episodi del Genesi biblico, vuol dire comprendere meglio le riflessioni sul folle tentativo di distruzione dell’identità tramite il razzismo, superando la sterile ripetizione di concetti sempre simili. A cura di Progetto Odeon.

Venerdì 27 gennaio ore 21, la serata è dedicata alla nuova edizione del Diario di Anna Frank (Bur Rizzoli), che riporta il testo alla sua primaria lucentezza, è frutto di una scrupolosa ricerca filologica, lessicale e letteraria condotta dal curatore Matteo Corradini direttamente sulla stesura originaria di Anne, liberata da interventi e tagli operati dopo la scomparsa della giovane autrice. I numerosi approfondimenti finora inediti, la preziosa traduzione dall’olandese di Dafna Fiano, la straordinaria testimonianza di Sami Modiano – che nella prefazione ripercorre per noi la dolorosa esperienza del campo – offrono a questa edizione autorevolezza, forza e una ritrovata freschezza.

 

 

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