L’AMORE DOLCEAMARO E INDOMABILE DI SAFFO
John Willim Godward - Nel giorno di Saffo
02 gennaio 2017

Oggi è lunedì e il lunedì è poesia. Riprendiamo le buone abitudini e vi raccontiamo di un antico canto, chiamato L’ode ad Afrodite. L’autrice è Saffo. Sono sette strofe giunte a noi integre grazie a Dioniso di Alicarnasso che le riporta come esempio di composizione elegante e fiorita. Oggi facciamo un salto nel lontano passato, andiamo sull’isola di Lesbo.

La poesia di Saffo racconta i riti, quelli nuziali, la vita familiare, l’amore nella sua forma totalizzante e brutale. La gelosia, il desiderio. Il mondo sentimentale che Saffo descrive nelle sue odi è di sottile e arcana bellezza, di grazia raffinata e amena. Ci sono fiori e boschi, danze e scene di vita comune. Ghirlande. Vesti lussuose, scarpine e monili, ma anche notti di straordinaria intensitàL’amore di Saffo è quella dolceamara indomabile belva, è bufera che scende dalle montagne, è una sottile ansia che divora l’anima lieve. L’amore è sempre o gioia sublime o sotterraneo tormento che porta a un’inquieta malinconia.

Di Saffo saprete che è considerata la più antica poetessa europea, che nacque a Ereso, nell’isola di Lesbo, nella seconda metà del VII a. C. e visse quasi tutta la vita nella città principale dell’isola, Mitilene. Si ritiene che lì sia invecchiata, che abbia raggiunto una ragguardevole età: un frammento la descrive ormai incapace di danzare insieme alle altre giovani donne.

La tradizione la vuole bruttina, Saffo, e piccola di statura. Sulla sua morte sono nate molte leggende. Ormai anziana, si sarebbe buttata giù dalla rupe Leucade a causa di un amore non corrisposto, quello per un giovane e altezzoso marinaio di nome Leunaio. Ma sono solo dicerie nate dalla deformazione parodistica di alcune sue poesie.

Il luogo d’elezione di Saffo era il tiaso: una struttura religiosa e culturale prettamente femminile, di cui lei era la direttrice. Il culto che si professava era quello di Afrodite e Saffo impartiva alle sue allieve lezioni sul comportamento, sulla seduzione, sulla raffinatezza necessaria nella società aristocratica, e poi canto, musica, eleganza. Le sue poesie nascono per accompagnare i momenti di vita comuni, le feste, le danze, le preghiere.
In quei momenti sbocciavano sentimenti, rivalità, gelosie e i legami tra le donne del tiaso non erano solo spirituali: per conoscere l’amore, Saffo e le sue allieve lo praticavano, in modo simile ai gruppi maschili nella Grecia arcaica e classica.

L’ode ad Afrodite era cantata dalle donne del tiaso riunite davanti alla statua della dea che sembra come animarsi e parlare. Afrodite dialoga con Saffo, domanda delle sue pene d’amore, le promette il suo aiuto.
L’immagine evocata è suggestiva, l’atmosfera è magica:

Afrodite immortale, che siedi
sopra il trono intarsiato,
figlia di Zeus, tessitrice d’inganni, 
ti supplico: non domare il mio cuore
con ansie, tormenti, o divina,

vienimi accanto, come una volta
quando udito il mio grido lontano 
mi hai ascoltata: giungesti 
lasciando la casa d’oro del padre,
aggiogasti il tuo carro.

Il trono di Afrodite è colorato, la dea è immortale, è astuta, è tessitrice di inganni, specie amorosi, non negativi, è una capacità persuasiva propria di chi è abile nelle questione del cuore. Il cuore, che Saffo chiede che non sia domato ma soddisfatto, è sede dell’amore e organo che preside l’innamoramento.

Sopra la terra bruna ti conducevano i passeri
belli, veloci, battevano rapidi le ali
nell’abisso del cielo.

In un attimo, furono qui! E tu, beata,
sorridendo nel volto immortale,
hai chiesto perché ancora soffrivo
e perché ancora chiamavo 

e che cosa voleva sopra ogni cosa il mio 
cuore folle. “E chi ancora devo convincere
ad accettare il tuo amore? 
Saffo, chi ti fa torto?
Se ora fugge presto inseguirà

La dea parla e chiede a Saffo chi non la ricambia. Chi ti fa torto? Il torto è inteso come ingiustizia, ingiustizia d’amore e l’applicazione di questo termine alla sfera amorosa ed erotica è frequente nella poesia arcaica. Chi non si piega alle leggi di Afrodite commette ingiustizia.

e se respinge i tuoi doni poi ne offrirà
e se non ti ama presto ti amerò
pur se non vuole”. 

Vieni ancora, liberami dal penoso tormento, 
e quello che il mio cuore desidera,
compilo: sii mia alleata! 

Afrodite promette che l’amata che non ricambia lo farà. Che accetterà i doni dell’amore. Così Saffo non sarà più accecata dal pensoso tormento. La follia d’amore è uno stato patologico di sospensione della capacità di giudizio, come una malattia dello spirito in Saffo, questo concetto ritorna anche in altre odi.

Traduzione Giulio Guidorizzi
Immagine John Willim Godward, Nel giorno di Saffo


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