FOSSE OGNI TEMPESTA COSÌ DOLCE, VALORE NON AVREBBE. LA NEVE DI EMILY DICKINSON
strada innevata neve
21 dicembre 2016

Oggi è il primo giorno d’inverno e noi vi regaliamo una poesia.
È di Emily Dickinson, la solitaria poetessa di Amherst (Massachusetts). Come saprete, a 23 anni, Dickinson scelse una vita appartata per motivi tuttora non chiari. Un lungo e ostinato isolamento, un amore platonico, rarissimi viaggi, molti vestiti bianchi, l’amore per la natura, l’ossessione per la morte: la poetessa, una delle più più importanti del XIX secolo, nonostante la reclusione, ha parlato sia della quotidianità sia delle grandi battaglie della società.

Questa poesia parla di neve. Par scritta con gli occhi fuori dalla finestra, rivolti verso un albero del giardino. Emily Dickinson parla della neve, di due tipi di neve: quella che pesante cade su tutte le cose per coprirle con il suo silenzio, e quella lieve, leggerissima, capace di imbiancare un albero.

La neve di Dickinson è quella che scende giù per poi sciogliersi immediatamente, regalando uno spettacolo molto breve. Una neve come una tempesta passeggera che non lascia tracce durature. Una neve dolce, che non fa male. Che cosa rappresenta quella neve?

La neve più dolce e transitoria è come un dolore piccolo. E se ci fosse solo quella neve, e se la vita fosse imbiancata solo da una neve così, leggera, che non fa male davvero, allora noi non sapremmo dare il giusto peso e valore alle cose. Questo ci dice Dickinson: l’esistenza è fatta di contrasti, è fatta sì di brevi nevicate passeggere, sia di tempeste furiose. Se così non fosse noi non avremmo metri di misura e sapremmo godere della gioia, quando si presenta.

L’impalpabile nevicata iniziale dell’incipit è scambiata con l’arrivo del gelo invernale. Ma alla fine della poesia questa immagine si capovolge: abbiamo bisogno di vere bufere, che la neve si accumuli dentro di noi fredda, per regalarci il termine di paragone giusto che ci permetta di amare l’arrivo del caldo, del sole, dell’estate, di tutto ciò che c’è di bello.

La Neve che mai si accumula –
La transitoria, fragrante neve
Che arriva una sola volta l’Anno
Morbida s’impone ora –

Tanto pervade l’albero
Di notte sotto la stella
Che certo sia il Passo di Febbraio
L’Esperienza giurerebbe –

Invernale come un Volto
Che austero e antico conoscemmo
Riparato in tutto tranne la Solitudine
Dall’Alibi della Natura –

Fosse ogni Tempesta così dolce
Valore non avrebbe –
Noi compriamo per contrasto – La Pena è buona
Quanto più vicina alla memoria –

 

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