IL MAL DI SCUOLA DI DANIEL PENNAC
30 novembre 2016

Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere.
Dei diritti del lettore, stilati da Daniel Pennac, vi abbiamo parlato qui. Anche se li conoscete a menadito vale la pena ribadirli:

1. Il diritto di non leggere.
2. Il diritto di saltare le pagine.
3. Il diritto di non finire un libro.
4. Il diritto di rileggere.
5. Il diritto di leggere non importa cosa (qualsiasi cosa).
6. Il diritto al bovarismo.
7. Il diritto di leggere non importa dove (ovunque).
8. Il diritto di spizzicare.
9. Il diritto di leggere a voce alta.
10. Il diritto di tacere. 

qui potete vedere l’edizione pop up del libro, davvero deliziosa, l’editore è Gallimard Jeunesse.

Oggi è il compleanno dello scrittore francese, nato a Casablanca il primo dicembre del 1944. Festeggiamo riprendendo in mano Diario di scuola (Feltrinelli), il titolo originale è Chagrin d’école, che vuol dire qualcosa in più.

Chagrin è una parola che significa tristezza, ma anche dispiacere e dolore e malinconia. Si tratta dell’emozione del dolore intensa e prolungata. Perché chagrin di scuola? Scrive Pennac:

Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillantecome il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini.

Daniel Pennac era un somaro, uno sfaticato.
Non andava bene a scuola, non era, tra i banchi, un primo violino.
In questo saggio sceglie il punto di vista dei più fannulloni, di quelli come lui, dando alla figura del somaro lo spessore che merita. I protagonisti infatti sono lui, Daniel Pennac bambino, e Daniel Pennac adulto, il primo è il somaro, il secondo l’insegnante. Nel libro, Daniel Pennac parla del “mal di scuola”, tra ricordi autobiografici e riflessioni di pedagogia, del malfunzionamento dell’istituzione scolastica, del ruolo dei genitori e della famiglia ma anche della televisione, e del desiderio di conoscenza che – contrariamente a quanto si crede – gli studenti hanno, oggi come ieri.

 

 

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