DEVO SPOSARMI? DEVO ESSERE BUONO? MATRIMONIO DI GREGORY CORSO
greogry corso
24 novembre 2016

Gregory Corso è un birbante, ha detto Fernanda Pivano, un cherubino della poesia. Per lui la vita non è stata facile, nemmeno quando è diventato una delle voci principali della Beat Generation. Gregory Corso è nato a New York nel 1930 da genitori adolescenti: dopo esser stato abbandonato ha trascorso l’infanzia in orfanotrofi e case famiglia, ha venduto merce rubata, è andato in carcere, ha viaggiato per tutta l’America e in Europa. In un bar del Greenwich Village ha incontrato Allen Ginsberg, un incontro casuale che gli cambiò la vita.

Le sue poesie interessano subito a Ginsberg, le trova poco convenzionali, nuove. Lo introduce nella cerchia dei beat, gli presenta Jack Kerouac e William S. Burroughs. Corso non si ferma, nel 1956 è a San Francisco, la città del movimento beat. Poi va a Parigi, poi in Inghilterra, s’innamora di Roma. È stato sposato tre volte, ha insegnato in varie università.

Al suo funerale, al Cimitero degli Inglesi di Roma, erano presenti circa 200 persone. Era un sabato mattina. In uno spazio tranquillo, grazioso, pieno di alberi e fiori e gatti, gli amici hanno dato l’ultimo saluto al poeta, tra letture, racconti, aneddoti. L’urna è arrivata a Roma portata dalla figlia Sheri da Minneapolis. Le sue ceneri sono non lontano da quelle di John Keats.
L’epitaffio sulla lapide è una sua poesia:

Spirito
è Vita
Scorre attraverso
la mia morte
incessantemente
come un fiume
che non ha paura
di diventare
mare

(Del Cimitero degli Inglesi vi abbiamo parlato qui. Ospita quattromila defunti, perlopiù stranieri: inglesi, tedeschi, americani, russi, greci, e alcuni italiani. La prima sepoltura è avvenuta nel 1738. In passato, secondo la legge della Chiesa, le sepolture dovevano aver luogo solo di notte, l’uso di crocefissi ed epigrafi che rimandassero a concetti come eternità e beatitudine, sono stati banditi fino al 1870).

La poesia di oggi è Matrimonio del 1959. Gregory Corso ne è il protagonista, lui e i suoi pensieri e tutti i possibili scenari che la scelta di sposarsi potrebbe far avverare. Deve farlo o no? Che cosa potrebbe succedere? Devo sposarmi? Devo essere buono? Passa in rassegna le possibilità, dal punto di vista delle classi sociali, la classe lavoratrice, la classe media, l’aristocrazia.

La coppia di lavoratori migranti vive a New York come la coppia ricca, ma per la prima c’è un caldo puzzolente e scarafaggi, mentre la seconda c’è un attico dalle grandi finestre. La donna della prima coppia è corpulenta e fertile, quella della seconda è alta, magra, sofisticata e pallida e non ha figli. Il primo matrimonio è privo di sogni, il secondo è un sogno ambientato in un carcere piacevole.
La classe media è al centro della poesia: Gregory Corso ne descrive la vita con dovizia di dettagli. Il corteggiamento nei limiti del decoro, la presentazioni di lui ai genitori, le parole del prete, la luna di miele alle Cascate del Niagara, come vuole la tradizione americana. Nei primi anni di vita l’uomo lavora e la moglie non vuol altro che essere la madre dei suoi figli, tipico pensiero della classe media conservatrice. Con il primo figlio hanno soddisfatto la società.Ma tutto questo non è ridicolo? 
Gregory Corso dissemina la poesia di oggetti e riferimenti: il vestito di velluto, i lupi mannari, gli zombie dei B Movie popolari negli anni Cinquanta e Sessanta, Flash Gordon e Batman, il golf club, lo steccato, Blue Cross Gas & Colombus, fornitori di gas per uso domestico: il matrimonio è merce, ed è una merce preconfezionata, è un rito borghese, non è espressione di amore e devozione. Il poeta è disilluso sul matrimonio, non ci crede.
In quanto esponente della Beat Generation, Corso è estremo nella sua decostruzione. Ma sa che deve sposarsi, c’è una tensione e un obbligo che sente. L’ambivalenza della sua posizione introduce il conflitto nella poesia. Deve essere buono, deve sposarsi, ma è possibile farlo con libertà e con fantasia? Con la polvere di pinguino al posto del latte in bottiglia? Con una torta di colla?

Devo sposarmi? Devo essere buono?
Far colpo vestito di velluto e cappuccio da Faust sulla ragazza che abita
accanto?
Portarla al cimitero invece che al cinema
dirle tutto sui lupi mannari vasche da bagno e clarinetti biforcuti
poi desiderarla e baciarla e tutti i preliminari
e lei che arriva solo fino a un certo punto e io capisco perché
e non mi arrabbio dicendo Devi sentire! È bello sentire!
Invece la prendo fra le braccia mi appoggio a una vecchia tomba contora
e corteggio lei la notte intera le costellazioni nel cielo –

Quando mi presenta i suoi genitori
schiena diritta, capelli finalmente ravvivati,
strangolato da una cravatta,
devo sedere a ginocchia unite sul loro sofà da 3° grado
e non domandare Dov’è il bagno?
Come sentirmi se non come sono,
pensando spesso al sapone Flash Gordon –
O come deve essere orribile per un giovanotto
seduto davanti a una famiglia e la famiglia che pensa
Non l’abbiamo mai visto! Vuole la nostra Mary Lou!
Dopo il tè e i dolci fatti in casa mi chiedono Come ti guadagni la vita?
Devo dirglierlo? Gli sarei simpatico dopo?
Direbbero Va bene sposatevi, perdiamo una figlia
ma guadagnamo un figlio –
E devo domandare allora Dov’è il bagno?

Dio, e il matrimonio! Tutta la famiglia e i suoi amici
e sol un pugno dei miei, tutti scrocconi e barbuti
che aspettano soltanto cibi e bevande –
E il prete! Mi guarda quasi mi masturbassi
nel chiedermi Vuoi questa donna come tua leggittima sposa?
E io tremante che dire direi Torta Colla!
Bacio la sposa tutti quegli arrapati giù manate sulla schiena
È tutta tua, ragazzo! Ah-ah-ah!
E nei loro occhi si vede qualche oscena luna di miele in atto –
Poi tutto quell’assurdo riso e lattine che sbattono e scarpe
Cascate del Niagara! Orde di noi! Mariti! Mogli! Cioccolatini!
Tutti che affollano alberghi accoglienti
Tutti a fare la stessa cosa stanotte
L’impiegato indifferente che sa cosa sta per succedere
Gli idioti nella hall che lo sanno
Il fattorino dell’ascensore che lo sa fischiettando
Il portiere ammiccante che lo sa
Tutti lo sanno! Mi vien quasi voglia di non far niente!
Stare alzato tutta la notte! Fissare negli occhi quell’impiegato d’albergo!
Gridando: Io nego la luna di miele! Io nego la luna di miele!
correndo aggressivo in quegli appartamenti quasi eccitati
urlando Pancia Radio! Zappa gatto!
Oh vivrei a Niagara per sempre! in una buia
caverna sotto le Cascate mi siederei il pazzo
Lunatoredimiele
e escogitar modi per rompere matrimoni,
fustigatore di bigamia santo del divorzio –

Ma devo sposarmi essere buono
Che bello sarebbe tornare a casa da lei
e sedermi vicino al fuoco mentre lei in cucina
col grembiule giovane e bella vuole un mio figlio
e così felice per me da far bruciare il roast-beef
e viene a piangere da me e io mi alzo dalla grande sedia di padre
e dico Denti Natale! Cervelli radiosi! Mela sorda!
Dio che marito sarei! Si, devo sposarmi!
Tanto da fare! Per esempio entrare in casa di Mr. Jones a tarda notte e
coprirgli le mazze da golf di libri norvegesi
1920
O appendere una foto di Rimbaud alla falciatrice
o incollare francobolli di Tannu Tuva su tutto lo steccato di cinta
o quando viene la Signora Kindhead per la colletta del Fondo della Comunità
afferrarla e dirle. Ci sono presagi sinistri nel cielo!
E quando il sindaco viene a chiedermi il voto dirgli
Quando li farai smettere di uccider balene!
E quando viene il lattaio lasciargli un appunto nella bottiglia
Polvere di pinguino, portami polvere di pinguino, voglio polvere di
pinguino –

Eppure se dovessi sposarmi e fosse il Connecticut e la neve
e lei partorisse un bambino e io non potessi dormire, esausto,
in piedi la notte, il capo su una muta finestra, il passato alle spalle,
trovadomi tremante nella situazione più solita
consapevole di responsabilità non rametto sporco ne minestra di moneta
Romana
O cosa sarebbe!
Certo gli darei per capezzolo un Tacito di gomma
Per sonaglio un sacco di dischi rotti di Bach
Attaccherei Della Francesca intorno alla culla
Cucirei l’alfabeto greco sul suo bavaglino
E per il suo passeggero costruirei un Partenone senza tetto

No, non credo che sarei quel tipo di padre
niente campagna niente neve muta finestra
ma rovente puzzolente isterica New York City
sette piani di scale, scarafaggi e topi sui muri
una grassa moglie reichina che strilla da sulle
patate Trovati un posto!
E cinque bambini mocciosi innamorati di Batman
E i vicini sdentati e forforosi
come quelle masse stracciate del 18° secolo
tutti che vogliono entrare a guardare la TV
Il padrone vuole l’affitto
Drogheria Gas Blue Cross & Electric Knights of Columbus
Impossibile sdraiarsi a sognare neve del Telefono, parcheggio fantasma –
No! Non devo sposarmi non devo sposarmi mai!
Ma – e Se fossi sposato a una bella donna sofisticata
alta e pallida in un vestito nero elegante e lunghi guanti neri
con un bocchino in una mano e un bicchiere nell’altra
e vivessimo in una penthouse con un’enorme finestra
da cui vedere tutta New York e anche olre nelle giornate serene
No, non riesco a immaginarmi sposato a quel piacevole sogno progione –

Ma e l’amore? Dimentico l’amore
non che sia incapace di amore
è solo che l’amore per me è strano come portare scarpe –
non ho mai voluto sposare una ragazza che
somigliasse a mia madre
E Ingrid Bergman mi è sempre stata impossibile
E forse adesso c’è una ragazza ma è già sposata
E non mi piacciono gli uomini e…
ma ci deve essere qualcuno!
Perché se a 60 anni non sono sposato,
tutto solo in una camera ammobiliata con macchie di piscio nelle mutande
e tutti gli altri sposati! Tutto l’universo sposato all’infuori di me!
Ah, eppure so bene che se ci fosse una donna possibile come sono io possibile
allora il matrimonio sarebbe possibile –
Come LEI nel suo solitario fasto esotico aspetta l’amante egiziano
così aspetto io – privo di 2000 anni e del bagno della vita.


 

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