C’È UNA CREPA IN OGNI COSA, È COSÌ CHE ENTRA LUCE. LEONARD COHEN
leonard cohen
11 novembre 2016

C’è una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce. Dieci anni gli sono serviti per scrivere Anthem, la canzone che contiene questo verso così significativo per nostri tempi. Di luce parla anche nella celebre Hallelujah: cè un’esplosione di luce, in ogni parola.
E la luce è anche laddove non sembra esserci, proprio là, dove Leonard Cohen ci invita a guardare in Suzannefra la spazzatura e i fiori, scopri eroi fra le alghe marce e bambini nel mattino, che si accingono all’amore e impareranno a farlo per sempre.

Leonard Cohen, cantante, musicista, poeta, è morto a 82 anni.
Solo un mese fa usciva il suo ultimo disco You want it darker, il numero quattordici di una lunghissima carriera. Leonard Cohen, che era nato con il dono di una voce dorata, come cantava in Tower of Song.

In ogni cosa c’è una crepa da dove entra la luce e nella crepa del presente guarda il poeta, scrive Giorgio Agamben in Nudità (nottetempo). E attraverso la crepa ha guardato Cohen, per cercare, tra la luce e il buio, di intuire qualcosa su come il mondo cambia. È esemplare e illuminate, del tutto attuale Democracy scritta nel 1992: la democrazia arriva negli Stati Uniti attraverso una crepa, Sta arrivando da un buco nell’aria, da quelle notti di Piazza Tienanmen, sta arrivando da quel sentore, che tutto questo non sia vero, o se è vero, non si trova proprio qui, dalle guerre contro il disordine, dalle sirene giorno e notte, dai fuochi dei senzatetto, dalle ceneri dei gay: la Democrazia sta arrivando negli Stati Uniti.

Leonard Cohen, dal suo esordio negli Anni 60, ha cambiato il mondo della musica per sempre. Nato a Montreal nel 1934, ha pubblicato il primo album del ’67, Songs of Leonard Cohen, che contiene canzoni di tenerezza infinita. Le sue sono come delicate ninnananne. Poi arrivano quelle più drammatiche, contenute in Songs From A Room (1969) e Songs Of Love And Hate (1971).
I suoi dischi uscivano ogni tre anni, più o meno, e si esibiva raramente in pubblico. Nemico del business discografico, ha pensato più volte di ritirarsi per sfuggire alle sue logiche.

Poco americano, Cohen ha guardato soprattutto alla Francia per ispirarsi, a Jacques Brel e poi alle sue origini ebraiche. Il suo romanticismo è spesso disperato, sempre intenso, sempre personale. Ricordiamo la bellissima Chelsea hotel #2dedicata a Janis Joplin e Who by fire (1974), ricordiamo lo struggente walzer Hallelujah, contenuto nell’album Various position del 1984. Il suo album più venduto di sempre è l’apocalittico The Future del 1992, con l’ossessionante omonima canzone, con la citata Democracy che pare una marcia, con il ritmo di Closing Time, l’orchestrale Waiting for the miracle, la luttuosa Anthem. 

Abbiamo viaggiato con Leonard Cohen come abbiamo fatto con Suzanne, accogliendo il suo invito. Nel suo posto in riva al fiume, ascoltando le barche che si allontanano, abbiamo passato notti al suo fianco. Ora per ricordarlo, ecco le 10 canzoni citate. Buon ascolto.

1. Anthem

2. Hallelujah

3. Suzanne

4. Tower of song

5. Democracy

6. Chelsea hotel #2

7. Who by fire

8. The Future

9. Closing Time

10. Waiting for the miracle 

 

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