LA MIA NOTTE È UN CUORE RIDOTTO A UNO STRACCIO. UNA LETTERA DI FRIDA KAHLO
FRIDA KAHLO RITRATTO
31 ottobre 2016

Pensava di essere la persona più strana del mondo, Frida Kahlo. Aveva inventato una ricetta per propri colori, con tuorlo d’uovo, olio di lino crudo, gomma mescolata a trementina, acqua e pigmento degli alberi. Ha scritto anche poesie, dedicate a Diego Rivera, suo burrascoso ed eterno amore. Ha scritto lettere. La pittrice tra le più significative del Ventesimo secolo ha raccontato molto di sé attraverso la corrispondenza, la sua vita, la sua arte, le sue tragedie – l’incidente stradale che la rese invalida a 18 anni – ma anche amori e sogni. Ha parlato anche della propria fede politica, era marxista. Molte si trovano raccolte in un bel libro dal titolo Lettere appassionate. Ve ne proponiamo una, che ha a che fare con la notte, con il freddo, con la solitudine. Con un amore che di notte palpita, sempre più forte, il cuore fa rumore, Frida non dorme e scrive:


 

La mia notte è senza luna. La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre. La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta. La mia notte mi precipita nella tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine. Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei? Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido, la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie. Non è possibile che tu non sia qui. La mie mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano, il mio corpo non può comprendere. Il mio corpo ti vorrebbe. Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore, il mio corpo reclama qualche ora di serenità. La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio. La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti, seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza. La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra. La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce. Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo e dimenticare questo tempo che massacra. Il mio corpo non può comprendere. Ha bisogno di te quanto me, può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno. Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita. La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte, più acuto, privo della sostanza materiale. La mia notte mi brucia d’amore.


Il libro.
Frida Kahlo, Lettere appassionate (Abscondita)

 

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