APPALLOTTOLARE, ATTIMINO, DAVVERO, AZZURRO, FINE, NOI. IL DIZIONARIO AFFETTIVO DELLA LINGUA ITALIANA
illustrazion bacio
25 ottobre 2016

335 voci, 333 autori. Oggi vi parliamo di un libretto prezioso. È il Dizionario affettivo della lingua italiana, uscito per Fandango e curato da Matteo B. Bianchi con la collaborazione di Giorgio Vasta. Era il 2008 quando uscì in libreria, in copertina c’è un cuore che incornicia la pagina di un dizionario consueto. Le parole che la forma mette in evidenza sono “spaccatura“, “rottura“, “frattura“. E infatti ogni scrittore, in questo dizionario che nulla ha di consueto, ha scelto una parola che è come una piccola crepa, uno spiraglio, che lascia intravedere a noi lettori qualcosa del suo rapporto privato, intimo, con la parola definita.

Ciascuno di noi fa uso di parole, gli scrittori in modo particolare. E le parole, alcune, diventano, nel tempo, più care di altre. Ognuno ha il proprio idioletto, la propria lingua individuale, fatta di parole che si mettono in fila, sì, ma alcune brillano in modo particolare.

Nel Dizionario affettivo della lingua italiana ci sono ACQUA, AIUTO, ALITO, ANSIA, APPALLOTTOLARE, ASSENZA, ATTIMINO, AZZURRO, BELLEZZA, BICCHIERE, FINE, FOGLIE, FURTO, GIUNCHI, GHINGHERI, ING., INCANTEVOLE, LILLERO, MAGARI, MOLDAVIA, NOI, NONOSTANTE, ORMA, OSTIA, PAPPAGORGIA, PROCESSO, PUNGERE, QUASI, SOVENTE, TAPINO, ZUPPA, ZUZZURELLONE. E tutte le altre. Abbiamo scelto CORAGGIO, FURTO, MADRE, MODERNO, MORTE, NINJA, SCEGLIERE.

CORAGGIO. Nicola Lagioia 
Per studenti, giornalisti, scrittori, sceneggiatori, drammaturghi, registi, uffici stampa, correttori di bozze, scenografi… Insomma, tutti gli intellettuali del Paese. E non nel senso che ci vuole coraggio a vivere d’ingegno nell’Italia di oggi ma per dire che – vivendo oggi in Italia la classe intellettuale più ricattabile degli ultimi cinquant’anni – è spesso proprio il coraggio quello che manca. E dal momento che tirare la cinghia in nome del quieto vivere è solo un po’ più triste che pasteggiare a uova di storione dopo un grande tradimento, tanto vale chiedere a se stessi il massimo facendo di necessità virtù: correre nudi verso la meta dei propri desideri e della propria vocazione più autentica.

FURTO. Carola Susani
La parola che preferisco è furto, con il suo verbo furare. Mi piace che uno dei numerosi aspetti del portare sia rubare. Portare nero, portare sottosopra. Ma questa è una considerazione tarda, liceale, quando avevo a che fare con il greco e il latino. Quand’ero piccola con una falsa etimologia legavo furto a furiere. Così l’autore del furto era un procacciatore di cibo, il ladro portatore di una cornucopia intera. D’altra parte, finché c’è stato un servizio militare, mi ricordo soldati di leva felici di finire in fureria: il furiere a rubare c’era quasi tenuto. Avevo degli amici adulti, militari di leva addetti alla fureria, che ogni volta che venivano a trovarmi mi portavano la cioccolata e altri beni di conforto.

MADRE. Laura Pugno
Scrivo questa voce come un ringraziamento privato. I dizionari restano.

MODERNO. Matteo B. Bianchi
Il moderno è presente, ma con lo sguardo puntato in avanti. È l’adesso che racchiude in sé una promessa di futuro. Forse è quello che siamo tutti, sicuramente ciò che vorrei essere io.

MORTE. Giuseppe Genna
Non esiste. Non esiste Dio, ma non esiste la morte, è un’illusione. Prima della secchezza della “T”, che infligge durezza a questo paesaggio caleidoscopico di cui la parola più incerta del vocabolario vorrebbe erigersi a rappresentante, viene la sillaba “MOR”, che allude ad AMORE. Per questo, l’inesistenza caleidoscopica che nasconde l’amore in assenza di Dio, configura il mio vocabolo prediletto.

NINJA. Vanni Santoni
Sono molto orgoglioso di appartenere alla generazione di italiani che per prima è stata in grado di dare una definizione  pertinente di “ninja”, e per prima ha potuto giocare a ninja.

SCEGLIERE. Giorgio Vasta
Indica quello che facciamo di continuo nella nostra vita – oltre a quello che di continuo succede in questo libro – eppure a me sembra un vocabolo fantascientifico o una chimera, qualcosa che appartiene a un eventuale remotissimo futuro o che si perde negli abissi del tempo, prima dell’avvento del genere umano, quando c’erano soltanto mucchietti di molecole che si aggregavano per dare luogo a organismi unicellulari incoscienti ma, secondo strategie insondabili, già deliberanti. Scegliere mi mette in crisi – e quindi mi attrae – perché mi rivela, per contrasto, tutto ciò a cui rinuncio. (…)


Il libro. 
Dizionario affettivo della lingua italiana (Fandango) 

dizionario affettivo della lingua italiana


 

Giorgio Vasta è al Circolo dei lettori giovedì 17 novembre, ore 21 per raccontarci di Absolutely Nothing, il suo nuovo libro Humboldt Quodlibet.

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