IL CIRCOLO È CASA MIA E DI TUTTI. GIUSEPPE CULICCHIA CI FA GLI AUGURI
GIUSEPPE CULICCHIA CIRCOLO
05 ottobre 2016

In tanti ci stanno facendo gli auguri. Perché il 7 e l’8 ottobre festeggiamo i 10 anni del Circolo con una festa di due giorni, con tanti ospiti, per adulti e per bambini. Partecipa all’evento 🙂


 

Dieci anni. Sono ben dieci anni che noi scrittori torinesi ci sentiamo dire dai nostri colleghi romani, bolognesi, fiorentini, partenopei, palermitani, quando capita anche londinesi o berlinesi o newyorkesi, talvolta addirittura milanesi: “Eh, certo che voi a Torino… avete il Circolo dei lettori”. I nostri colleghi vicini e lontani ce lo dicono con un misto di ammirazione e invidia. Milanesi inclusi. Perché loro il Circolo dei lettori non ce l’hanno. E se anche ce l’avessero, non sarebbe il Circolo dei lettori di Torino. Intendiamoci: da parte mia, anche se ho scritto tra gli altri un libro intitolato Torino è casa mia e secondo certi torinesi in trasferta a Milano proprio per questo sarei un provinciale, ho sangue siciliano, e sono il solo autore piemontese vivente tradotto in Russia (che c’entra? Niente, ma fa curriculum), quindi non faccio campanilismo. Dico solo le cose come stanno. Prendo atto della realtà. Perché l’ammirazione e l’invidia sono vere, concrete, palpabili. E non si riferiscono ovviamente soltanto al luogo in sé, ovvero al Palazzo Graneri della Roccia e nello specifico ai locali in cui ha sede il Circolo, oggettivamente fantastici. Ma hanno a che vedere con il contenuto dei medesimi, ovvero col programma del Circolo e con la risposta del pubblico. Il Circolo dei lettori è fin dalle origini un posto accogliente: per chi lo frequenta e per chi ha idee da proporre. Vige al suo interno una grande disponibilità all’ascolto, cosa per nulla scontata in questa nostra epoca in cui tutti pensano di sapere già tutto, unita a una pari curiosità. E quest’apertura nei confronti del mondo si riflette nella varietà dell’offerta culturale, che va dai gruppi di lettura in lingua oppure no alle conferenze alle presentazioni ai reading alla musica alle feste e ai viaggi e agli aperitivi letterari a dio-solo-sa-cos’altro, perché le ragazze del Circolo lavorano come matte dalla mattina alla sera, e ad Armando va tutta la mia ammirazione e solidarietà. E il tutto avviene per poco meno di undici mesi l’anno, dalla mattina alla sera domeniche escluse – ma non è detto – tra l’altro con possibilità per tutte le tasche, tant’è che al Circolo ci s’imbatte in un pubblico come usa dire variegato o se preferite trasversale, studentipensionati, liberiprofessionisti, tramvieri, casalinghe, architetti, hostess, e perfino scrittori che si confondono tra i presenti perché sinceramente interessati a quello che hanno da dire altri scrittori, altra cosa che scontata davvero non è. E poi al Circolo ci si può dare appuntamento al bar o al ristorante, si può studiare o leggeregratisquotidiani o riviste, in certi casi fortunati si può perfino rimorchiare. Poi lo so, c’è chi non c’è mai stato perché lo considera a priori un posto snob. Che se ci pensate è un filo snob. Comunque il Circolo non è snob: il Presidente va pure allo stadio. Peccato solo sia quello sbagliato.


 

Questo pezzo è uscito su La Stampa il 5 ottobre 2015.

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