REMO BODEI. IL CAMMELLO E LA CRUNA, MISSION IMPOSSIBLE
CAMMELLO CRUNA ILLUSTRAZIONE
30 settembre 2016

Il cammello è un animale grande e grosso. E potremmo riportare tutte le interpretazioni dei teologi che si sono confrontati con la sua figura nei secoli dei secoli, ma rimane il fatto che il cammello è proprio grosso: non c’è verso che passi per la cruna dell’ago.

Allora perché Gesù ci dice: “È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!” (Luca 18, 25)? Perché ci chiede questo? Perché tendere alla perfezione quando l’uomo è, per natura, imperfetto?

Remo Bodei ci parla di antichi greci, di ebraismo, di filosofi vecchi e nuovi e il messaggio è sempre lo stesso: conosci te stesso, diventa ciò che sei, sviluppa te stesso.

Il Cristianesimo, invece, invita l’uomo a diventare ciò che non è, a superare i propri limiti. E non importa se non ce la farà mai: ogni errore, ogni fallimento, ogni caduta è in realtà una vittoria, perché gli ostacoli fanno crescere e sono un’occasione per migliorare.

Il cammello, oltre che simbolo di grandezza, per gli ebrei era anche un simbolo della ricchezza che, infatti, si misurava col numero di cammelli posseduti. E nel mondo oggi ci sono troppe poche persone che possiedono troppi cammelli ognuna, le diseguaglianze fra ricchi e poveri sono sempre più accentuate. Dividere i beni e le risorse del mondo fra tutti gli uomini ci sembra un’utopia, un sogno, tanto difficile che viene comodo arrendersi prima di cominciare, scartando l’idea come “impossibile” appunto, tanto quanto infilare un cammello nella cruna di un ago.

Ma ancora una volta, le parole di Gesù “Voi dunque siate perfetti, com’è perfetto il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 5, 48) ci indicano una strada, una tendenza. Weber scrive che non si raggiunge il possibile se non si tenta l’impossibile”.

Allora potremmo provarci davvero a dividere i beni di questa terra, a cambiare le regole del mondo e a dare a tutti un po’, secondo i propri bisogni. Dovremmo crederci davvero a questa impresa impossibile, così, forse, sarebbe possibile ottenere qualcosa e far passare almeno una zampa di quel cammello per la cruna di un ago..


Marta Marzola, 26 anni, si dedica alla comunicazione da quando ha 3 anni: dalle prime parole in italiano a quelle in lingue morte al Liceo Classico, dai testi pubblicitari in un’agenzia di Milano alla Comunicazione Interculturale all’Università di Torino.

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