ESSERE O NON ESSERE. IL DILEMMA DELL’ANIMALITÀ. FELICE CIMATTI, ROBERTO MARCHESINI
gatto buffo
30 settembre 2016

L’essere umano è un animale. O forse no. Dipende dai punti di vista. 

Ad esempio secondo Felice Cimatti l’animalità umana non esiste, l’uomo nasce mettendo in discussione la propria animalità perché è cosciente di avere un corpo, non è semplicemente un corpo. Diventare umani, infatti, vuol dire in un certo senso abbandonare il proprio corpo, che è sempre fisicamente in qualche luogo; mentre i nostri pensieri, desideri, aspettative possono essere altrove: proiettati nel futuro, o accanto ad una persona lontana e così via.

Eppure, dice Roberto Marchesini, noi ci limitiamo ad osservare gli animali, possiamo fare ipotesi, ma non possiamo sapere dove siano effettivamente i loro pensieri, se volino, striscino, corrano con gli animali o se invece non se ne vadano per i fatti loro.

E poi, è vero che la proiezione di se stessi, per gli uomini, rappresenta uno sdoppiamento, ma anche quando ci pensiamo da qualche altra parte ci pensiamo sempre con un corpo, non senza di esso. Quindi l’essere umano sarebbe totalmente animale e declinerebbe la propria animalità in un modo unico, così come ogni altro essere vivente. Un uomo e un gatto hanno ben poco in comune, ma lo stesso vale per una zecca e uno scimpanzè. Il confronto, dunque, non ha senso, non fa altro che aumentare le distanze.

Inoltre, tante caratteristiche che noi riteniamo esclusive dell’essere umano, pensiamo all’amore, all’amicizia, si possono in realtà ritrovare negli animali. Non siamo unici!

L’animalità, continua Marchesini, è un divenire oggetto del mondo. Gli uomini hanno qualcosa in comune con tutti gli animali della terra: si muovono; hanno bisogno di muoversi per rispondere ai propri bisogni, per cacciare in qualche caso, o più semplicemente per andare al supermercato.

Ma abbiamo anche gli stessi diritti in comune? Cimatti ci ricorda che il concetto di diritto appartiene alla persona e che le persone sono necessariamente umane, perché necessariamente coscienti di quei diritti. In effetti farebbe strano pensare ai diritti di una formica. Cosa ne sa lei? E soprattutto cosa ne sappiamo noi dei suoi diritti? Il problema dei diritti degli animali è proprio il fatto che presuppone che ci siano degli uomini a stabilirli e a ergersi a giudici di quei diritti.

Insomma l’essere umano è un po’ animale, un po’ no. Però potremmo dire anche che l’animale è un po’ umano (a volte molto) e un po’ no. Comunque sia, uomini e animali, vogliamoci bene.


Marta Marzola, 26 anni, si dedica alla comunicazione da quando ha 3 anni: dalle prime parole in italiano a quelle in lingue morte al Liceo Classico, dai testi pubblicitari in un’agenzia di Milano alla Comunicazione Interculturale all’Università di Torino.

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