PERCHÉ NON SONO UNA MELA O UNA RONDINE? VI RACCONTIAMO DI HERTA MÜLLER
Herta Müller faccia viso face
26 agosto 2016

Cerco di dare i nomi, perché il mondo è fatto di nomi. Il tentativo di sapere chi sono io è cominciato quando da bambina mi sono posta le domande sui nomi delle cose. Mi sono chiesta perché non sono una mela, o una rondine. Ma anche perché alcune piante sono utili mentre altre vengono tolte di mezzo. E per quale motivo quelle nocive sono le più belle. Sono domande che accompagnano gli esseri umani per tutta la vita.

Herta Müller risponde così a Wlodek Goldkorn che la intervistò nell’aprile 2015. La scrittrice, nata nel 1953 a Nițchidorf, piccolo villaggio contadino germanofono del Benato romeno, da bambina lavorava nei campi, giocava a dare nomi ai fiori e alle nuvole. Provvedeva alle mucche. In casa sua non c’erano libri: Herta Müller non ha mai pensato di diventare scrittrice. E invece. Ha avuto sotto gli occhi per tutta la vita il paesaggio dei diseredati e quel paesaggio ha descritto nei suoi romanzi, con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa, queste le parole della giuria che le ha assegnato il Premio Nobel nel 2009.

Cerca le parole per dare nomi alle cose e scrive di cose per le quali non ci sono le parole, come dice Philip Boehm, il suo principale traduttore in inglese. E infatti la prosa di Herta Müller è fatta di continue collisioni tra parole che sembra non abbiano molto a che fare. Sono come sostanze chimiche mescolate insieme che inventano strutture molecolari diverse: i legami si sciolgono e – attraverso accostamenti stupefacenti – creano un mondo completamente nuovo.

Torniamo alla sua vita. La regione del Benato passò, dopo la Prima guerra mondiale e il crollo dell’impero autroungarico, alla Romania. Nel 1940, il governo fascista di Antonescu si alleò con il Terzo Reich e il padre di Herta Müller entrò nelle SS.  Il regime venne rovesciato nel 1944 dall’Armata Rossa che avanzò in profondità nel paese, un anno dopo, nel gennaio del 1945, Stalin ordinò la deportazione dei tedeschi residenti in Romani, quelli di età compresa tra i 17 e i 45 anni: la madre di Herta Müller era tra questi.

La scrittrice racconta in La la mia patria era un seme di mela (Feltrinelli), autobiografia in forma di intervista con Angelika Klammer, della paura e della bruttezza della vita nella tetra Romania di Ceaucescu. Le aziende agricole vennero collettivizzate, i terreni sequestrati dallo Stato e i cittadini posti sotto il controllo della polizia segreta, la Securitate, soprattutto le minoranze, ungheresi, tedeschi, ebrei. Müller si rifiutò di collaborare come informatrice, per questo venne licenziata e censurata, perseguitata. La scrittura fu la sua risposta: “Niederungen” ovvero Bassure (Feltrinelli) è una parola che sta per “bassezza”, tutte le miserie della vita, e anche per “bassopiani”. È il titolo del primo libro della scrittrice, una raccolta di racconti, che venne pubblicata in forma censurata nel 1982 (in Italia nel 1987).

La descrizione del funerale del padre è il primo racconto: In tutte le fotografie papà era pietrificato in un gesto. In tutte le fotografie papà sembrava non saper più cosa fare. Ma lo sapeva sempre. Perciò tutte quelle fotografie erano false. Per le molte fotografie false, per tutte le sue facce false, ora nella stanza faceva freddo. Volevo alzarmi dalla sedia, ma il vestito mi si era ghiacciato al legno. Il vestito era trasparente e nero. Quando mi muovevo, scricchiolava. Sedevo là come se fossi stata fusa nel vetro.

La ripetizione delle parole, il loro scontrarsi. L’uso della paratassi, di punti che frantumano e uniscono, nello stesso tempo, le frasi, è la caratteristica di questa prosa insistente, mai paga, che torna su se stessa di continuo, per spiegare meglio ciò che ha detto poco prima. Schiacciavamo tante cose con le parole in bocca quante coi piedi nei prato. Ma anche col silenzio, scrive in Il paese delle prugne verdi (Keller Editore), il suo terzo libro, pubblicato in Italia nel 2008, ed è una frase che dice molto del suo stile, della violenza che opera sulle parole, una violenza che non lascia spazio alle mezze verità, ma che pretende di dire anche tutto ciò che non si riesce a dire. Herta Müller scrive tutto ciò che non si può dire.


I libri:
Herta Müller, Bassure (Feltrinelli)
Herta Müller,  Il paese delle prugne verdi (Keller Editore)


herta muller bassure prugne verdi copertina

Il Blog  del Circolo