SE NIENTE IMPORTA. JONATHAN SAFRAN FOER
safran foer animali vegetariani fotografia primo piano
22 giugno 2016

Se niente importa, in originale Eating Animals, è il libro di Jonathan Safran Foer uscito nel 2010, dove memoria e reportage si intrecciano per raccontare una storia. Ti parliamo di questo libro perché ieri abbiamo svelato il tema di Torino Spiritualità 2016, D’istinti animali e perché l’autore sarà – che gioia! – al Circolo dei lettori il 31 agosto alle ore 18.30.

Questo è un libro che parla di animali e del nostro rapporto con loro. E non è un trattato, no, Safran Foer racconta una storia. La storia che racconta attinge dalla memoria familiare, alla nonna dello scrittore che, sopravvissuta all’Olocausto, cucina ai suoi nipoti, con tanto affetto, il pollo con le carote. Il suo è un atto d’amore che nasce da una storia tragica: quasi morta di fame durante la guerra, la maggior preoccupazione della donna è che tutti mangino a sufficienza. Come fa, Safran Foer, diventato padre, a mettere distanza tra lui e questa storia per scegliere cosa far mangiare ai suoi figli? 

Accade, infatti, che non accettare un certo tipo di cibo rompa legami d’affetto, quelli che si creano durante la condivisione di un pasto. Safran Foer ci pensa: che cosa perdo se divento vegetariano? Che cosa sacrifico? 

La sua prima riflessione riguarda gli animali domestici, perché non li mangiamo? Se gli dai un nome, quell’animale non lo mangi. Ma non cambia granché: riusciamo, volendo, a provare empatia anche con polli, maiali e mucche, che non hanno un nome, ma le riconosciamo creature intelligenti e capaci di affetto. Non le incontriamo, queste creature, dice Safran Foer, e allora è più difficile creare un legame con loro.

Allora lo scrittore parte, si immerge nel mondo nell’allevamento industriale e ne rimane inorridito. Il pantano, la sporcizia, lo spazio esiguo in cui le bestie vivono: le condizioni di polli, maiali e mucche sono raccapriccianti. In solo turno, un lavoratore del mattatoio, può uccidere fino a 2.050 animali. Safran Foer racconta di un episodio: un allevatore ricorda di un maiale che gli si strofinò addosso come un cucciolo, poco prima di essere ucciso.

Questi luoghi ricordano Blade Runner, dice lo scrittore, non La casa nella prateria. L’argomentazione che ci vuole prosecutori di una tradizione millenaria (i nostri antenati, fin dall’antichità, uccidevano gli animali per mangiarne la carne), non vale più. Non c’è niente di naturale nel modo in cui gli animali vengono allevati e poi uccisi.

Questo è un libro chiaro e privo di sentimentalismo, ma appassionato, che ti porterà a riflettere sul tuo consumo di carne, a chiederti soprattutto da dove proviene. L’animale sofferente è il problema più grande del mondo? Safran Foer risponde certamente no, Ma non è questo il punto. E ribalta la questione: È più importante della sofferenza animale mangiare sushi, pancetta o di pollo? Questa è la domanda.


SE NIENTE IMPORTA


Mercoledì 31 agosto ore 18 Jonathan Safran Foer è al Circolo dei lettori per parlare di Eccomi (Guanda). Ritorna dopo undici anni dall’ultimo romanzo Molto forte incredibilmente vicino, uno degli scrittori americani più talentuosi degli ultimi anni, che ha esordito con Ogni cosa è illuminata diventato subito un grande successo.

Dopo il viaggio alla ricerca delle radici famigliari in Ucraina, dopo il romanzo sulla tragedia dell’11 settembre a New York, dal 29 agosto Jonathan Safran Foer è in libreria con un grande romanzo famigliare, che indaga i risvolti più intimi e significativi della vita quotidiana di una famiglia americana.

Ffra tradimenti, frustazioni, segreti e domande, un terremoto in Medio Oriente, i personaggi sono costretti a confrontarsi e interrogarsi sul significato della parola «casa» e sui modi in cui possiamo difendere la nostra identità personale quando la nostra vita è così strettamente legata a quella degli altri.

Un romanzo ironico, commovente, appassionante, in cui ritornano i temi cari a Foer: i legami famigliari, le tragedie della Storia, l’identità e la cultura ebraica.

L’autore dialoga con Maurizio Molinari, direttore “La Stampa”.

 

 

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