LA STORIA TRISTE DI CAMILLE CLAUDEL
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01 giugno 2016

Di sicuro conoscete le opere di Auguste Rodin, a Parigi c’è un museo bellissimo che le custodisce.
Ma forse non sapete che dietro quelle opere, alcune, c’è una donna di nome Camille Claudel.

La sua storia è triste. Aveva vent’anni quando finì nell’atelier di Rodin che subito si accorse delle sue doti. E si innamorò di lei. Naturalmente non lasciò mai la sua prima amante Rose e intrattenne con la giovane una relazione clandestina, senza riconoscerle mai alcun merito. Eppure nelle opere che scolpirono insieme il loro legame sentimentale e artistico  è evidente, sia in La porta dell’inferno che in I borghesi di Clais.


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I borghesi di Calais


Camille Claudel era molto innamorata di Rodin e fatica a rendersi conto che lo scultore si prende gioco di lei. Decide faticosamente di lasciare il suo atelier per scolpire le proprie opere. Le prime che realizza hanno a che fare con l’amore spezzato, è la scultura di una donna in ginocchio, piangente, che implora l’uomo che ama. L’uomo ha un’espressione di disprezzo sul volto. Il fratello, lo scrittore Paul Claudel, descrive così l’opera: “Ecco mia sorella implorante, umiliata, ma così bella, quasi fiera, mentre mette la sua anima di fronte a colui che ama”.


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Ma non finisce qui. Sì, perché – poiché l’intervento di Camille Claudel nelle opere di Rodin non fu mai riconosciuto mentre era in vita – le sue sculture vennero considerate dai critici dell’epoca come un volgare plagio del famoso maestro, sia nello stile che nelle scelte dei soggetti. E cosa succede?

Camille è ancora giovane, e povera. Vive nella miseria e affonda nella follia. Nel 1913 viene trasferita dalla sua famiglia al manicomio e ci resta per il resto della sua vita. Muore a 78 anni, emaciata e consumata, durante una carestia che uccide 40.000 pazienti psichiatrici come lei.

Il successo arriva postumo, nel 1950, dopo 30 anni di reclusione e solitudine. Rara eccezione: le visite del fratello. Chi non andò mai a trovarla, naturalmente, fu Rodin.


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L’abbandono è l’opera che Camille Claudel espone al Salon des Artistes Français nel 1888.
“Sakountala” (L’abbandono) ritrae l’amore tra Sakountala, figlia adottiva di un eremita, e il principe Douchanta. Si tratta di una leggenda indiana del V secolo, tragica seppure a lieto fine.


 

 

 

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